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Esperti di IA cercasi, nelle imprese pugliesi ancora 20mila posti vacanti

In Puglia sono 21.120 le professionalità difficili da reperire tra le 46mila richieste dalle imprese per la trasformazione digitale

Esperti di IA cercasi, nelle imprese pugliesi ancora 20mila posti vacanti

In Puglia sono 21.120 le professionalità difficili da reperire tra le 46.320 richieste dalle imprese per accompagnare la trasformazione digitale. In altre parole, quasi un lavoratore su due tra quelli necessari alle aziende non si trova sul mercato. Il tasso di difficoltà raggiunge infatti il 45,6%. Un dato che colloca la Puglia al sesto posto tra le regioni italiane per numero assoluto di figure introvabili, descrivendo uno dei principali ostacoli alla corsa verso l’intelligenza artificiale e le nuove tecnologie. La rilevazione dell’Ufficio studi di Confartigianato mette in fila le competenze necessarie per utilizzare e integrare nei processi aziendali strumenti come intelligenza artificiale, analisi dei dati e big data, realtà virtuale e aumentata e blockchain e, proprio sul terreno delle competenze, emerge una delle maggiori fragilità del sistema produttivo pugliese.

A livello nazionale, il 71,8% delle imprese ha effettuato investimenti in almeno un ambito della transizione digitale, dall’introduzione di tecnologie fino alla costruzione di nuovi modelli di business. Il digitale, quindi, è già entrato nelle strategie di una larga parte delle imprese, tuttavia, la disponibilità di strumenti non coincide automaticamente con la capacità di utilizzarli. Ed è qui che il nodo del personale diventa decisivo. Il 58,6% delle imprese indica infatti la mancanza di personale qualificato come principale ostacolo all’utilizzo dell’intelligenza artificiale. Seguono la scarsa chiarezza del quadro legislativo, indicata dal 47,3%, l’indisponibilità o la bassa qualità dei dati necessari (45,2%), le preoccupazioni legate alla privacy e alla protezione dei dati (43,2%) e i costi elevati (43%). La fotografia regionale acquista ulteriore peso guardando alle province.

Bari è al quarto posto in Italia per numero di professionalità difficili da trovare: sono 9.300 su 19.830 richieste, con una quota del 46,9%. Un dato che porta il capoluogo pugliese dietro soltanto ai grandi bacini di Milano, Roma e Napoli e che conferma quanto la questione delle competenze digitali non riguardi esclusivamente le aree tradizionalmente considerate più avanzate sul piano tecnologico. Anche Lecce entra nella graduatoria nazionale delle province maggiormente interessate dal fenomeno. Nel Salento risultano infatti 4.720 figure difficili da reperire, pari al 44,9% delle 10.510 entrate richieste. Numeri che, sommati a quelli di Bari e alle altre province pugliesi, restituiscono la dimensione di una difficoltà che attraversa l’intero tessuto produttivo regionale.

La Puglia si trova così davanti a una contraddizione che rischia di diventare ancora più evidente con la diffusione dell’intelligenza artificiale. Da una parte imprese sempre più interessate a digitalizzare processi e attività, dall’altra un mercato del lavoro che fatica a fornire i profili necessari. Non è una questione limitata alle grandi aziende. Anzi, per il sistema pugliese, caratterizzato da una forte presenza di micro e piccole imprese, l’accesso alle competenze può rappresentare un ostacolo ancora più rilevante. La sfida, dunque, non si esaurisce nell’acquisto di software, nell’adozione dell’IA o nella digitalizzazione di un processo produttivo. Servirebbe, invece, costruire intorno alle tecnologie un patrimonio di competenze che permetta alle imprese di utilizzarle in modo efficace e sicuro. Per Confartigianato, la strada passa dal rafforzamento della formazione e da un raccordo più stretto tra scuola, università, sistema formativo e mondo produttivo, garantendo anche alle realtà di dimensioni ridotte la possibilità di accedere alle professionalità necessarie.