(ANSA) – ROMA, 16 GIU – L’ultima volta di Fabio Cannavaro a un Mondiale di calcio finì col capitano azzurro superato da una rimessa laterale che involò Kamil Kopùnek verso il terzo gol della Slovacchia, a chiudere la disavventura sudafricana dell’Italia. Sedici anni dopo, l’Italia non c’è ma il campione del mondo 2006 sì. È lui il ct dell’Uzbekistan che alle 4 di mattina (ora italiana) del 18 giugno diventerà la terza nazionale nata dalla dissoluzione dell’Urss a prendere parte a un campionato del mondo, dopo Russia e Ucraina. Di fronte avrà la Colombia di Néstor Lorenzo, in quella che per certi versi è una sfida tra destini paralleli. Anche Lorenzo, argentino, si trova a guidare una nazionale straniera e anche nella sua vita precedente ci sono una carriera da difensore e una finale mondiale giocata, in questo caso persa: era Italia ’90, a festeggiare fu la Germania. I Lupi bianchi hanno scelto Cannavaro per la sua leggendaria carriera da calciatore, scaricando senza tanti complimenti quel Timur Kapadze che aveva guidato la nazionale alla sua prima, storica, qualificazione. Per il Pallone d’oro 2026 è la possibilità di rilanciare la carriera da allenatore con un palcoscenico di primo piano, dopo numerose esperienze ondivaghe tra Benevento, Udinese e Dinamo Zagabria. È la sua seconda nazionale, se si conta la breve esperienza con la Cina. Al netto del pedigree del suo ct, è difficile dire che la pressione poggi sulle spalle dell’Uzbekistan, al debutto assoluto ai Mondiali dopo una storia calcistica fatta di buone prestazioni in Coppa d’Asia. La rosa uzbeka comprende soprattutto giocatori impegnati nel campionato nazionale e in quello iraniano. Tre le poche eccezioni Abdukodir Khusanov, difensore centrale al Manchester City cresciuto sotto l’ala di Pep Guardiola, e i due “turchi” Abbosbek Fayzullayev ed Eldor Shomurodov, in forza all’Istanbul Basaksehir. Shomurodov, capitano e capocannoniere dei Lupi bianchi con 43 reti all’attivo, è noto anche in Italia per i suoi trascorsi tra Roma, Spezia e Cagliari. Altri obiettivi ha la Colombia. Tolte le superpotenze continentali Brasile e Argentina, i Cafeteros sono spesso tra le nazionali più ambiziose del Sudamerica. Lorenzo, già vice di José Pekerman nel 2014 e nel 2018, ha preso le redini nel 2022, dopo la mancata qualificazione ai Mondiali del Qatar, e ha portato la squadra a un passo dalla sua seconda Coppa America nel 2024. La sconfitta ai supplementari contro l’Argentina ha lasciato l’amaro in bocca, ma anche la convinzione di potersela giocare con le prime della classe. Il leader indiscusso è James Rodriguez, che 12 anni fa in Brasile incantò segnando sei reti e trascinando i Cafeteros ai quarti di finale contro i padroni di casa e oggi è affiancato da Richard Rìos, Luis Dìaz e Jon Arias. Ha 34 primavere sulle gambe e potrebbe essere la sua ultima occasione per brillare. Il girone con Portogallo, Uzbekistan e Congo è uno dei meno proibitivi del panorama dei Mondiali per partire con l’obiettivo giusto. (ANSA).
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