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Vertenza Natuzzi, Urso: «Pronti a riconvocare il tavolo al ministero se ci sarà volontà di collaborare»

Vertenza Natuzzi, Urso: «Pronti a riconvocare il tavolo al ministero se ci sarà volontà di collaborare»

Potrebbe riaprirsi il tavolo sulla vertenza Natuzzi al ministero delle Imprese e del Made in Italy «se accerteremo la piena volontà di tutti a collaborare seriamente al salvataggio dell’azienda. Senza infingimenti. Senza se e senza ma». Lo ha detto il ministro Adolfo Urso a margine della posa della prima pietra di una gigafactory a Brindisi.

Durante l’evento, la Cgil Puglia ha organizzato, davanti ai cancelli del petrolchimico, un presidio dei lavoratori coinvolti nelle principali vertenze pugliesi. Tra queste c’erano quelli della Natuzzi.

L’ufficio del ministero, ha aggiunto Urso, «sentirà nelle prossime ore tutte le parti e ci aspettiamo che ci siano date delle indicazioni positive, costruttive, per poi giungere a un’intesa su un percorso sostenibile e quindi condivisibile».

Il ministro ha sottolineato che «noi ci siamo sempre, lo abbiamo dimostrato in questi anni, senza alcun pregiudizio, nel confronto in piena trasparenza con le istituzioni locali ed europee, e con i nostri sindacati che rappresentano i lavoratori italiani che devono essere coinvolti in un percorso di riconversione industriale».

Il ministro Urso ha poi spiegato che «l’ufficio del ministero si attiverà nelle prossime ore per sapere se ci sono le condizioni per condividere il piano di riconversione industriale che l’azienda intende realizzare, ovviamente con le garanzie per l’occupazione che noi abbiamo sempre richiesto sin dall’inizio». E ha ribadito: «Ci vuole il concorso di tutti, partendo da un dato ormai chiaro: oltre vent’anni di cassa integrazione è un’anomalia e dimostra come la questione avesse dovuto essere affrontata già anni fa. Ci si adagiati invece sull’assistenza, sui sussidi pubblici. La stessa Cgil ha calcolato oltre un miliardo di sussidi pubblici che hanno di fatto evitato che si assumessero le decisioni utili già anni fa. Non è con i sussidi pubblici e con l’assistenza che si mantengono le imprese, – ha concluso – ma con una politica industriale che affronti la realtà».