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Il silenzio di Meloni e lo scudo della politica italiana contro i meme di Trump

Una scelta strategica, orientata a non cedere a provocazioni a caldo, mantenendo una netta distanza istituzionale

Il silenzio di Meloni e lo scudo della politica italiana contro i meme di Trump

L’escalation digitale di Donald Trump ha segnato un nuovo punto di rottura con la pubblicazione di un meme insultante ai danni di Giorgia Meloni. Se l’affondo ha destato sconcerto a Roma, la risposta della Presidente del Consiglio si è tradotta in un rigoroso silenzio. Una scelta strategica, orientata a non cedere a provocazioni a caldo, mantenendo una netta distanza istituzionale dalle intemperanze della Casa Bianca in vista della delicata trasferta di Ankara.

Nel governo, l’imprevedibilità del tycoon alimenta dubbi sotterranei sulla sua tenuta, ma è la realpolitik a dettare l’agenda. L’attacco di Trump, pur certificando le tensioni diplomatiche con Washington e i limiti di passati investimenti politici, si sta paradossalmente trasformando in un’opportunità interna per Meloni, utile a smarcarsi dall’accusa di eccessivo schiacciamento sull’alleato americano.

Nel frattempo, la politica italiana fa quadrato attorno alla premier con un coro di solidarietà bipartisan. Se Ignazio La Russa esprime immediata vicinanza sui social e la leghista Simonetta Matone bolla la vicenda come «grottesca» invitando a respingere le «balle spaziali», le opposizioni non si tirano indietro. Elly Schlein (Pd) definisce inaccettabili gli insulti da leader stranieri, principio ribadito da Giuseppe Conte (M5S), che esorta a respingere uniti l’attacco alle massime autorità nazionali. Una linea di prudenza e continuità istituzionale sancita dal ministro della Difesa Guido Crosetto: «Nessuna reazione. Le persone passano, i rapporti devono rimanere».