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Sacerdoti star dei social, si predica meglio da Instagram che dal pulpito

A Ballando con le stelle forse arriva Alberto, fino a ieri Don Alberto, ma per alcuni troppo bello per fare il prete

Sacerdoti star dei social, si predica meglio da Instagram che dal pulpito

Il caso di Alberto Ravagnani è diventato un caso nazionale: prima si è parlato molto di Don Alberto quando era prete perché sul suo profilo Instagram, di quasi 300mila follower, parlava sia di fede sia di costume. Ed è nata una grande polemica, tra molte ospitate televisive, ma tutti, sia i fan sia i soliti odiatori da tastiera, erano d’accordo nel dire: troppo bello per fare il prete.

Non si sa fino a che punto avessero ragione, fatto sta che Don Alberto, nel giro di pochi mesi, è diventato semplicemente Alberto. E oggi si riparla di lui perché è papabile (ma potrebbe essere più che confermato nel momento in cui noi andiamo in stampa) come concorrente a Ballando con le stelle. Lui non conferma e tace. Intanto è partito per una lunga vacanza in Thailandia con gli amici, dove peraltro si è avvicinato a una specie di kickboxing, una boxe thailandese, e ha mostrato sui social un fisico da top model: addominali scolpiti, pelle lucida e compatta e un volto che starebbe benissimo nella pubblicità di uno stilista d’alta moda.

Il bello viene visto con sospetto nei preti

Don Alberto non è che l’ultimo sacerdote (nel suo caso ex sacerdote) che abbia attirato l’attenzione su di sé sia per i social sia per il suo aspetto fisico. Tutti noi siamo abituati ai don di famiglia, un po’ sovrappeso, di certo non belli, ma molto comprensivi e, quando si incontra un prete bello, quasi lo si guarda con sospetto perché il bello, come sempre, anche al di là di svolgere il servizio sacerdotale o meno, rimane un’eccezione e il diverso mette a disagio e vince il pregiudizio.

La bellezza straordinaria di Gesù

Eppure la tradizione cristiana attribuisce a Gesù una bellezza straordinaria, attingendo sia agli scritti dei Padri della Chiesa come Sant’Agostino, sia a specifiche profezie dell’Antico Testamento.

Vi sono due passi nella Bibbia che dicono qualcosa sull’aspetto fisico di Gesù.

Il primo è il Salmo 45: «Tu sei il più bello tra i figli dell’uomo, sulle tue labbra è diffusa la grazia, ti ha benedetto Dio per sempre».

Le labbra piene di grazia di Don Davide

Non so fino a che punto Don Davide Banzato, un sacerdote che conosco molto bene, sarebbe contento se definissi le sue labbra piene di grazia. Oggi Don Davide, impegnatissimo nell’associazione internazionale Nuovi Orizzonti, fondata da Chiara Amirante, è un missionario della misericordia nominato da Papa Francesco, di cui era grande amico, e conduce da anni con infinito successo su Canale 5 I viaggi del cuore.

Sono esploso. Ho pensato e gridato per anni

Sicuramente bello è bello, ma soprattutto sa parlare di Fede e sa arrivare al cuore senza pesantezze, senza arroganza, con quella pazienza di chi vuole in qualche modo toccare l’anima di chi lo sta ascoltando e lo si ascolta sempre molto, molto volentieri. Don Davide, forte anche di una storia personale direi quasi drammatica, non tanto per violenze subite, mai peraltro, quanto per la lacerazione della sua anima. Di sé scrive: «Siamo quattro fratelli, io ero quello che dava più problemi. L’incontro con Dio è avvenuto quando avevo nove anni in un campo scout. A fine messa ho sentito una voce femminile dire il mio nome. Ero preso dal panico, non c’era nessuno, era una voce interiore, che però ha sentito anche il mio compagno scout Stefano».

Poi il seminario e Don Davide racconta, anche nel suo libro, Tutto, ma prete mai: «Ho fatto esperienze belle, ma anche altre che mi hanno segnato in negativo. Sicuramente il nonnismo che ho dovuto subire, il distacco dalla famiglia, la privazione della libertà e una costrizione che strideva con il mio animo libero e ribelle… Sono esploso. Ho pensato e gridato per anni».

Poi l’incontro con Amirante e oggi Don Davide è un faro per migliaia di giovani e milioni di telespettatori. Ed è inutile negarlo, anche se a lui questo, so per certo, non fa grande piacere, molto dipende anche dal suo aspetto fisico, leggiadro, e dalla sua voce, soave.

Don Davide ha circa 140.000 follower e per alcuni è già un prete influencer, anche se lui non si considera tale.

L’anno scorso al Giubileo degli influencer in Vaticano

Lo è sicuramente Heriberto García Arias, che è considerato un vero e proprio influencer mondiale grazie ai suoi 2 milioni e mezzo di follower, in tutti i suoi molteplici canali social, una cifra mostruosa, non a caso l’anno scorso era al Giubileo degli influencer che si è tenuto in Vaticano. È stato l’incontro dei missionari digitali. Sì, perché ci sono, coloro che ogni giorno predicano sul continente digitale con lo scopo di parlare di Cristo.

Attore e regista se non fossi stato sacerdote

Heriberto, 34 anni, originario di San Francisco de Asís, una città messicana, utilizza TikTok, Instagram e YouTube come i suoi canali di comunicazione, ed è diventato un punto di riferimento per i giovani cattolici. Don Heriberto è ovviamente (un avverbio direi di rigore) bello perché, se vuoi fare il comunicatore, devi avere una faccia adeguata, come certi giornalisti dei telegiornali (Alberto Matano, oggi volto di Vita in diretta di Raiuno, è partito proprio come mezzo busto e il bel volto lo ha sicuramente aiutato). D’altra parte García Arias lo riconosce anche: «I miei contenuti, girati con tono diretto e informale, spaziano dalla \fede ai miei interessi personali come il ballo e lo sport». Tanto è vero che conclude ammettendo: «Mi sarebbe piaciuto fare l’attore o il regista. Se non fossi stato sacerdote, mi sarei dedicato ai media».

Immagine gradevole e capacità di comunicazione

Immagine gradevole e capacità di comunicazione attraverso i social continuano in un lunghissimo elenco di sacerdoti che ci allontanano dalla figura di quel Don Abbondio che fingeva di non voler prendere posizione. Un personaggio cui Alessandro Manzoni, quando lo inserì ne I promessi sposi, non avrebbe mai attribuito l’idea che presentarsi al meglio sia anche un obbligo, se si vuole parlare di Fede.

O prete gato (il prete figo)

L’elenco dei preti comunicatori di bell’aspetto continua con Don Gym, così viene soprannominato Jefferson Merighetti, presbitero, ossia prete di secondo grado, brasiliano sulla trentina che vive a Roma e che viene soprannominato su TikTok come “O prete gato” (in portoghese il prete figo), o, come detto, Don Gym.

L’elenco dei preti fisicati

L’elenco dei preti fisicati continua con Don Giuseppe Fusari, della diocesi di Brescia, che si è fatto conoscere come il prete culturista e con Don Cosimo Schena. Non so fino a che punto posso considerare Don Cosimo Schena, presbitero, psicologo e scrittore, un culturista, ma di certo ha una fisicità notevole e nelle foto posa anche in modo che si possano ammirare i suoi bicipiti. Ma le pose non devono fuorviarci: Don Schena è considerato un sacerdote molto autorevole, noto per l’attività di comunicatore digitale. L’anno scorso ha pubblicato per Piemme Da quando ti ho trovato. Una storia d’amore, fede e amicizia ed è stato ascoltato come testimone dalla Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di sicurezza e sullo stato di degrado delle città e delle loro periferie della Camera dei deputati.

Difficile parlare di fede ai giovani

Il fatto è che oggi è sempre più difficile parlare di fede ai giovani: sono troppo distratti dal loro piccolo mondo fatto di social, selfie e PlayStation ed è proprio per questo che c’è chi, come i sacerdoti che abbiamo citato, utilizza proprio i social, i selfie e la PlayStation per arrivare ai giovani e parlare di Fede. PlayStation? Sì, anche PlayStation. È il caso di Don Joystick. È questo il soprannome che si è guadagnato Don Patrizio Coppola.

“Sì, mi chiamano Don Joystick“

«Sì, mi chiamano Don Joystick e questo fa notizia», mi dice, «ma va capito che oggi, un oggi molto lungo, visto che ci sono da decenni, i videogiochi non sono da demonizzare, anzi possono essere un ponte tra genitori e figli, come tra un sacerdote come me e i ragazzi. È inutile ribellarsi: i videogiochi sono un elemento culturale importante. Mio nipote, per esempio, ha imparato l’inglese giocando. Il problema è che serve un’educazione digitale ai genitori. E questo potrebbe valere anche per noi sacerdoti: partire da un videogioco per arrivare alla bellezza di Dio e di Gesù».