Il ricorso della Regione Puglia contro il decreto governativo che esclude compensazioni economiche per i territori interessati dal potenziamento del gasdotto TAP riaccende una partita politica e istituzionale in stand by da anni. La giunta Decaro punta a rivendicare benefici economici per le comunità coinvolte, ma l’iniziativa, secondo quanto trapela da ambienti vicini a TAP, viene accolta con forte disappunto. Nessuna presa di posizione ufficiale da parte della società.
Tuttavia, fonti vicine ai vertici dell’infrastruttura energetica ricordano che il tema delle compensazioni è già stato affrontato negli anni passati attraverso gli accordi che portarono all’erogazione di circa 8 milioni di euro ai Comuni di Melendugno e Vernole. Lo scontro si inserisce in un quadro normativo già complesso. La legge regionale pugliese che disciplinava i ristori ai territori era infatti stata successivamente ridimensionata dalla Corte Costituzionale, che aveva dichiarato illegittima la parte relativa alle compensazioni retroattive connesse alla realizzazione dell’opera.
Un precedente che viene oggi richiamato da chi ritiene che la materia sia già stata in larga parte definita. Inoltre il raddoppio della capacità di trasporto del gasdotto, destinato a raggiungere i 14 miliardi di metri cubi annui, non comporterebbe nuovi interventi significativi sul territorio pugliese. Dal punto di vista tecnico, spiegano le stesse fonti, si tratterebbe di un incremento dei volumi trasportati attraverso infrastrutture già esistenti, senza nuovi cantieri, nuove occupazioni di suolo o ulteriori impatti ambientali. Un elemento che rappresenta uno dei punti centrali della discussione. La stessa Regione, viene osservato, avrebbe espresso parere favorevole all’esenzione dalla Valutazione di impatto ambientale, riconoscendo di fatto l’assenza di effetti rilevanti derivanti dall’operazione di espansione.
C’è poi un altro aspetto, più strettamente economico. Il gas trasportato non appartiene al gestore dell’infrastruttura ma alle aziende che lo acquistano in Azerbaigian e lo commercializzano in Europa. Eventuali costi aggiuntivi legati a forme di compensazione territoriale rischierebbero dunque di riflettersi sugli operatori energetici e, indirettamente, sulla competitività della rotta italiana. Da qui il timore che possa aprirsi un precedente nazionale. Se ogni Regione attraversata da infrastrutture energetiche strategiche rivendicasse autonomamente compensazioni economiche, si arriverebbe, secondo questa lettura, a una sorta di federalismo energetico incompatibile con il principio dell’interesse nazionale che regola approvvigionamenti e sicurezza energetica.
Un tema particolarmente sensibile dopo la crisi energetica degli ultimi anni e nel pieno della ricerca di fonti alternative al gas russo. La Regione Puglia resta però convinta delle proprie ragioni e sembra decisa a portare la questione davanti alla Corte Costituzionale. Ma dietro il confronto giuridico emerge uno scontro eminentemente politico: da una parte chi rivendica il diritto dei territori a partecipare ai benefici economici delle grandi infrastrutture, dall’altra chi ritiene che opere strategiche di interesse nazionale non possano essere sottoposte a regole differenti da territorio a territorio.