Che brutta pagina ha firmato, ieri, la politica locale e nazionale. Con un uno-due nient’affatto sorprendente (ma hai visto mai una resipiscenza tardiva) è stata sdoganata la sorte di due provvedimenti che non sono favorevoli al Sud. Il primo riguarda le pre-intese. Cioè l’avvio di quella secessione mascherata da autonomia differenziata che porterà a favorire le regioni più ricche rispetto a quelle più fragili (sempre quelle del Mezzogiorno) che non appena provano a rialzare la testa e dare punti al Nord, ecco che bisogna fargliela riabbassare quella testa.
Bene ha detto il deputato campano Piero De Luca nel suo intervento: «Quello che state costringendo il Parlamento ad approvare non è un atto giuridico: è un delitto politico che condanna il Mezzogiorno. Non state attuando l’art. 116 della Costituzione, state calpestando la Carta, realizzando una secessione mascherata e tradendo i principi fondativi della Repubblica». In soldoni, per chi non l’avesse ancora compreso, le regioni più ricche diventeranno ancora più ricche, in barba a quelle meno attrezzate, trattenendo parte delle proprie risorse e questo prima che siano stati fissati i corretti criteri perequativi uguali per tutte, soprattutto nella sanità.
Questo significa che potranno pagare meglio i medici e gli infermieri rispetto a noi. E questo significa anche incrementare la loro ricchezza con il nostro esodo sanitario. D’altra parte, quando c’è in gioco la vita, cosa vuoi stare a pensare al campanilismo? Si va dove ci si può curare meglio e c’è più speranza di salvarsi la vita contribuendo ad arricchire chi ci taglieggia. La sottoscritta ne sa qualcosa. Una scelta particolarmente odiosa operata da parte dei «fratelli-coltelli» d’Italia, non certo i fratelli cui l’inno nazionale fa riferimento. Si dirà: i tempi sono duri per tutti. Ma per questo bisognerebbe stringersi a coorte (sempre secondo l’inno) meglio che assistere a quello spettacolo selvaggio in Parlamento.
Brutto anche l’altro colpo messo a segno da quella politica che vorrebbe essere rivotata solo fra qualche mese – se si andrà al rinnovo del Parlamento – e che rischia con le sue scelte di ridurre il già risicato numero di elettori alle urne. È stato bocciato, infatti, un emendamento proposto dal Movimento 5 Stelle che prevedeva l’apertura dell’aeroporto di Grottaglie ai voli civili. Cosa c’è di sbagliato in questo per il centrodestra che lo ha cassato? Difficile entrare nella testa dei legislatori. Ma sentite un po’ il capolavoro della giustificazione in puro burocratichese: «Il voto contrario non riguarda l’obiettivo di attivare i voli di linea civili, che continuiamo a considerare strategico per il territorio ionico, ma era un emendamento che presentava rilevanti criticità politiche, tecniche e procedurali, presentato al solo fine di farne un uso strumentale e politico». Una fine costruzione da azzeccagarbugli.
Dunque la maggioranza domattina ne presenterà un altro con i dovuti correttivi? Siamo pronti a registrare l’evoluzione. Ma interessante è ciò che viene dopo. «Tutti sanno che la Regione e Aeroporti di Puglia, non hanno mai sostenuto e voluto l’apertura di Grottaglie ai voli civili, arrivando perfino a commissionare uno studio esterno sugli aeroporti, pagato con risorse dei cittadini pugliesi, i cui contenuti non sono ancora stati resi pubblici, come se si trattasse di un segreto di Stato». Oggi stesso, allora, se esiste, sarà nostra premura venirne in possesso e metterne a conoscenza i nostri lettori. Ma gli studi – come tutti sanno – vengono commissionati proprio per sostenere a monte le ragioni che si intende far valere a valle. Ma la ragione che destra e sinistra hanno per bloccare il provvedimento, invece, qual è?
Quella che Taranto continui a languere dove lo Stato – quindi destra e sinistra – ce l’hanno buttata e abbandonata per anni? Nelle ultime Comunali, alle urne è mancato il 40% circa degli elettori. Ed erano le Comunali. Pensate un po’ cosa accadrà alle Politiche. Intanto, ci premureremo di segnalarvi i nomi dei parlamentari che hanno votato questi ultimi due provvedimenti. Magari ne farete buon uso nelle urne.
