Home » Bari » Codice Interno a Bari: intercettazioni shock tra l’oncologo Vito Lorusso e il fratello del boss “Savinuccio” Parisi

Codice Interno a Bari: intercettazioni shock tra l’oncologo Vito Lorusso e il fratello del boss “Savinuccio” Parisi

Codice Interno a Bari: intercettazioni shock tra l’oncologo Vito Lorusso e il fratello del boss “Savinuccio” Parisi

«Volevo ringraziare innanzitutto dell’impegno con cui avete sostenuto mia figlia (…), lo sai che è uscita? E quindi è consigliera?». Dietro questa telefonata di cortesia, letta oggi nell’aula del Tribunale di Bari, si celerebbe secondo la Direzione Distrettuale Antimafia uno dei capitoli più bui del presunto intreccio tra politica, sanità e criminalità organizzata nel capoluogo pugliese.

A parlare al telefono è l’oncologo barese Vito Lorusso, imputato insieme alla figlia Maria Carmen per voto dello scambio politico-mafioso in relazione alle elezioni comunali del 2019. All’altro capo del filo c’è Massimo Parisi, ex dipendente Amtab e fratello del capoclan di Japigia, “Savinuccio” Parisi.

Il cuore dell’udienza del maxi-processo “Codice Interno” – che vede alla sbarra 15 imputati – ha visto la deposizione dell’ispettore della Squadra Mobile Salvatore Attimonelli. Coordinato dai pubblici ministeri Fabio Buquicchio e Marco D’Agostino, l’investigatore ha dato lettura ai dialoghi più compromettenti finiti nel fascicolo del dibattimento.

La figura centrale delle intercettazioni resta Giacomo Olivieri, ex consigliere regionale e marito di Maria Carmen Lorusso (già condannato a 9 anni di reclusione nel filone abbreviato). Secondo la Dda, fu proprio Olivieri a muoversi in prima persona per stringere accordi con i colonnelli di tre storici clan baresi: i Parisi, i Montani e gli Strisciuglio.

«Votiamo Lorusso e facciamo ciò che vogliamo»

Le intercettazioni mostrano un Olivieri spregiudicato, pronto a usare la sua influenza pur di blindare l’elezione della moglie. In un dialogo con il suocero medico, Olivieri riporta quanto avrebbe urlato a Tommaso Lovreglio (nipote del boss Parisi, condannato a 14 anni in abbreviato): «Se quella non prende 500 voti a Japigia io prendo lo stomaco [del nipote del boss in cura da Lorusso, ndr] e glielo faccio a pezzettini personalmente… lo faccio stare peggio di come stava prima». E aggiungeva, per rimarcare il peso dell’accordo: «Qua succede la guerra (…). Ho dato… abbiamo dato… mo’ abbiamo bisogno e io non posso fare figure. Il nome Lorusso non deve prendere voti? E vuol dire che è un’offesa».

I verbali della Mobile svelano anche la macchina organizzativa messa in piedi per rastrellare preferenze nei quartieri più difficili di Bari: «Dobbiamo organizzare nelle macchine, motorini (…) le scuole… le famiglie degli arrestati», spiegava Olivieri.

L’efficacia di quel pressing criminale trova conferma nelle parole dello stesso Tommaso Lovreglio, intercettato mentre dava l’ordine di scuderia ai suoi sodali, intravedendo i futuri vantaggi di un aggancio a Palazzo di Città: «Lorusso dobbiamo votare (…) una volta che va quella al Consiglio comunale possiamo fare che c… vogliamo».

Il processo, destinato a ridefinire i contorni della penetrazione mafiosa nelle istituzioni locali, riprenderà il prossimo 3 giugno con la seconda parte del controesame dell’ispettore Attimonelli.