Oltre 250 milioni di euro che ogni anno prendono la strada degli ospedali fuori regione e una scadenza, quella del 30 aprile, rimasta sulla carta. La mobilità sanitaria passiva riaccende lo scontro politico in Puglia. Fratelli d’Italia chiama in causa direttamente Antonio Decaro e chiede un’audizione urgente del governatore, dell’assessore alla Sanità Donato Pentassuglia e del capo dipartimento Vito Montanaro. La Regione replica: le trattative sono già partite e gli accordi con le cinque principali regioni di destinazione saranno chiusi entro ottobre. Il centrodestra parte dai numeri.
Nel 2025 il saldo negativo della mobilità sanitaria pugliese ha superato i 250 milioni, ma a pesare politicamente è soprattutto la composizione delle fughe: secondo FdI il 78,4% riguarda prestazioni di complessità medio-bassa o ricoveri potenzialmente inappropriati. Non dunque soltanto viaggi verso centri d’eccellenza per patologie complesse, ma cure che il sistema pugliese dovrebbe essere in grado di assicurare in casa. Ed è qui che l’opposizione affonda il colpo. La delibera 325 del 25 marzo prevedeva di avviare «senza indugio» il confronto con le Regioni maggiormente interessate dalla mobilità pugliese per arrivare agli accordi entro il 30 aprile. «Sono passati altri quattro mesi e gli accordi non sono stati sottoscritti», attacca FdI, che legge nei viaggi sanitari il segnale di un’offerta insufficiente, difficoltà nell’accesso alle cure e perdita di fiducia nel sistema regionale.
Dal Dipartimento Salute arriva però una ricostruzione diversa. Le interlocuzioni tecniche con Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Lazio e Campania sono state formalizzate dalla fine di aprile. La scadenza iniziale, dunque, è saltata, ma il dossier sarebbe tutt’altro che fermo. L’obiettivo dichiarato è sottoscrivere le cinque intese bilaterali entro la fine di ottobre, mentre i negoziati con le altre Regioni proseguiranno nel corso del 2026. Con il supporto di Aress si stanno incrociando dati storici ed economici per fissare tetti finanziari invalicabili alle prestazioni ospedaliere e specialistiche acquistate fuori Puglia. È questo il vero giro di vite: governare la spesa impedendo che la mobilità continui a trasformarsi in un assegno in bianco.
Ma la partita più difficile si gioca dentro i confini regionali. Asl, aziende ospedaliere e Irccs sono state chiamate a rendicontare la produzione 2024-2025 nelle discipline che generano le fughe più costose e a presentare proposte per recuperare prestazioni. I nuovi management dovranno predisporre piani sui cosiddetti Drg di fuga, privilegiando le strutture pubbliche, saturando i posti letto disponibili e intervenendo sulle liste d’attesa. Lo scontro, quindi, è anche sul calendario: per FdI aprile rappresenta una promessa mancata, per la Regione ottobre è il nuovo traguardo di un negoziato già avviato. Ma oltre le date resta il problema politico dei 250 milioni: mettere un tetto a ciò che la Puglia paga fuori e, soprattutto, ricostruire dentro il sistema sanitario un’offerta capace di convincere i pugliesi a non partire.
