C’è chi il colpo di calore lo prende e se ne accorge. E c’è chi, come il consigliere regionale di Fratelli d’Italia TommasoScatigna, lo prende e ci scrive sopra un comunicato. Anzi due, nel giro di poche ore: un attacco, una retromarcia da record olimpico, e una «errata corrige» che riesce nell’impresa di peggiorare l’errore di partenza. Autolesionismo politico, firmato e certificato. Il bersaglio iniziale era la Regione Puglia, accusata di aver scelto per la ristorazione dei Giochi del Mediterraneo di Taranto un servizio inadeguato — con tanto di invito a «volare più alto» e valorizzare la cucina pugliese. Peccato per un dettaglio da verificare prima di premere invio: l’affidamento non lo ha deciso la Regione.
La gara l’ha gestita il Comitato organizzatore dei Giochi, presieduto da Massimo Ferrarese, scelto dal Governo Meloni. Tradotto dal burocratese al politichese: Scatigna ha preso la mira contro il centrosinistra e ha sparato nel campo dei propri alleati. Accortosi dell’autogol, corregge il tiro.
Nel secondo comunicato la Regione scompare per incanto, resta in piedi l’attacco all’operatore aggiudicatario: un gruppo nazionale della ristorazione collettiva, selezionato con procedure pubbliche per scuole, ospedali, aziende, istituzioni. Liquidarlo come «gestore di mense» significa ignorare che organizzazione industriale, tracciabilità e sicurezza alimentare sono, appunto, il mestiere.
E c’è un dettaglio che stona con il quadro dello sfascio: da Palazzo Chigi e dal Quirinale sono arrivati apprezzamenti per il servizio mensa.
Le «lamentele» di Scatigna restano sospese nell’aria agostana: zero numeri, zero fonti, zero contestazioni formali. Segnalazioni promosse ad argomento politico senza passare dalla dogana della verifica.
I pasti freddi tanto contestati? Non un capriccio del gestore, ma la conseguenza obbligata di un servizio erogato in luoghi privi di cucine attrezzate, dove preparazione, conservazione, trasporto e distribuzione seguono procedure HACCP. Una telefonata, prima di sparare nel mucchio, avrebbe risolto il giallo in trenta secondi. Resta sacrosanto pretendere che un evento internazionale valorizzi la cucina pugliese. Ma tra un’orecchietta e una polemica c’è di mezzo un capitolato e quel capitolato andava letto prima, non citato dopo. Se il problema è il modello di ristorazione, le domande vanno rivolte a chi quel servizio lo ha progettato, messo a gara e affidato. Si torna esattamente al punto da cui Scatigna, con la sua correzione, aveva provato a scappare.
L’operatore chiamato in causa resta in silenzio. A parlare sono il servizio e gli apprezzamenti ricevuti. La metafora, semmai, la offre la polemica stessa: un ciambotto pugliese in cui finisce tanto pesce messo insieme alla rinfusa — Regione, Comitato, gestore, pasti freddi, cucina pugliese — salvo scoprire che gli ingredienti non erano quelli immaginati. Prima di giudicare il menu altrui, converrebbe conoscere ricetta e cucina di provenienza. Altrimenti si apparecchia una polemica contro gli avversari e si scopre, a piatto servito, di aver danneggiato la propria parte politica.
Altro che cucina pugliese: qui l’unica specialità riuscita alla perfezione è il boomerang. E quello, almeno, è stato servito caldo.
