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Sanità pugliese, è il 2025 l’anno in cui il bilancio triplica i conti in rosso

Sanità pugliese, è il 2025 l’anno in cui il bilancio triplica i conti in rosso

Nel sistema sanitario pugliese si allarga progressivamente il divario tra risorse ricevute e risultati di bilancio. Un confronto che, secondo i dati ufficiali del ministero della Salute, mette in evidenza due traiettorie opposte: da un lato l’aumento costante dei trasferimenti statali, dall’altro una crescita molto più accentuata del disavanzo complessivo.

Sul fronte dei finanziamenti, la Puglia passa dai circa 7 miliardi e 400 milioni di euro del 2019 a quasi 8 miliardi e 800 milioni nel 2025. Si tratta di un incremento di circa 1,4 miliardi di euro annui nell’arco di sei anni, una crescita significativa delle risorse destinate al sistema sanitario regionale, che riflette sia l’andamento generale del Fondo sanitario nazionale sia l’adeguamento dei livelli di finanziamento alle esigenze delle regioni.

Parallelamente, però, l’evoluzione del disavanzo segue una traiettoria molto diversa e decisamente più critica. Nel 2019 il deficit del servizio sanitario regionale si attestava a circa -38 milioni di euro. Un dato che, pur negativo, appare contenuto rispetto alle dimensioni complessive del bilancio sanitario.

Nel 2020, anno segnato dall’emergenza pandemica da Covid-19, il disavanzo registra un’inversione temporanea, attestandosi intorno ai -24 milioni di euro. Una fase eccezionale, influenzata da interventi straordinari e da una gestione emergenziale delle risorse. A partire dal 2021 la situazione torna a peggiorare in maniera più evidente: il deficit sale a circa -233 milioni di euro. Nel 2022 si registra un parziale miglioramento, con un disavanzo che scende a circa -144 milioni, segnale di un temporaneo contenimento della spesa o di interventi correttivi sui conti. Il trend torna però a flettersi nuovamente nel 2023, quando il disavanzo si dimezza rispetto all’anno precedente attestandosi intorno ai -72 milioni di euro. Anche in questo caso si tratta di una fase di riduzione relativa, che non modifica però l’impostazione generale del quadro. Nel 2024 la tendenza si inverte di nuovo e il deficit risale a circa -132 milioni di euro, segnando una nuova fase di peggioramento.

Il dato più rilevante, tuttavia, è quello proiettato al 2025, dove il disavanzo complessivo del sistema sanitario regionale arriva a sfiorare i 370 milioni di euro, segnando una crescita esponenziale rispetto agli anni precedenti. Il confronto tra le due grandezze – finanziamenti e disavanzo – evidenzia, quindi, una dinamica divergente. Mentre, le risorse trasferite alla Regione aumentano in modo progressivo e relativamente lineare, il saldo finale della gestione sanitaria mostra oscillazioni ma con una tendenza complessiva decisamente più negativa nel lungo periodo. Un elemento che colpisce è proprio la sproporzione tra l’incremento dei fondi e la crescita del deficit.

L’aumento di circa 1,4 miliardi nei trasferimenti statali non sembra, infatti, sufficiente a compensare l’andamento del disavanzo, che nello stesso periodo cresce in misura molto più ampia. Secondo una lettura dei dati, il sistema sanitario regionale appare, quindi, sottoposto a una pressione crescente, in cui l’aumento delle risorse non si traduce automaticamente in un miglioramento dei conti. Il divario tra entrate e risultato finale si amplia nel tempo, rendendo sempre più evidente la difficoltà di contenere il disavanzo.

Nel periodo analizzato emergono, inoltre, fasi alterne, con miglioramenti temporanei alternati a peggioramenti successivi, a conferma di una stabilità solo apparente. Le riduzioni registrate in alcuni anni, come il 2020 o il 2023, non sembrano, infatti, incidere sulla traiettoria complessiva del sistema, che resta orientato verso un progressivo aumento del passivo. Ma per la Regione Puglia nonostante l’aumento delle risorse ricevute il disavanzo va addebitato come fattore principale all’indice di inflazione che solo l’anno scorso era stimato intorno all’1,6% e che, invece, realmente è aumentato di ulteriori tre punti. Senza contare l’adeguamento dei contratti degli operatori sanitari e i costi di gestione. Un elemento che, al di là delle singole annualità, pone l’accento sulla distanza crescente tra finanziamento pubblico e sostenibilità dei conti.