È partita la corsa alle poltrone più influenti della macchina regionale pugliese. Con la chiusura del bando per la selezione dei nuovi capi dipartimento, la Regione si ritrova davanti a numeri da record: 521 candidature per appena 13 incarichi. Un rapporto di oltre quaranta aspiranti per ogni posto disponibile che misura il peso strategico di ruoli chiamati a governare settori decisivi dell’amministrazione e a gestire miliardi di euro di risorse pubbliche. Si tratta dei vertici tecnici degli assessorati, i dirigenti che trasformano gli indirizzi politici in atti amministrativi, coordinano strutture complesse e sovrintendono alla spesa regionale.
Posizioni particolarmente ambite anche sul piano economico: il trattamento annuo si aggira intorno ai 120mila euro lordi, ai quali può aggiungersi un premio di risultato fino a circa 20mila euro. La scadenza del bando apre ora una delle partite più delicate della nuova legislatura guidata dal presidente, Antonio Decaro. Dopo oltre un anno e mezzo di proroghe concesse ai dirigenti ereditati dalla precedente amministrazione, il governatore è chiamato a imprimere la propria impronta all’architettura amministrativa regionale, costruendo la squadra che dovrà accompagnare l’azione politica della giunta nei prossimi anni. La procedura prevede una prima valutazione tecnica affidata a una commissione incaricata di esaminare i curricula e individuare per ciascun dipartimento una rosa di candidati ritenuti idonei. La scelta finale spetterà però al presidente della Regione, che avrà un margine di discrezionalità molto ampio nelle nomine.
Una libertà che dovrà comunque misurarsi con gli equilibri interni alla giunta. La sfida riguarda comparti che rappresentano il cuore della spesa pubblica regionale. Sanità, trasporti, bilancio, agricoltura, ambiente e sviluppo economico sono i dipartimenti attraverso i quali transitano gran parte dei fondi regionali, nazionali ed europei. Molti degli attuali capi dipartimento hanno deciso di rimettersi in gioco presentando nuovamente la candidatura. Le riconferme, tuttavia, appaiono tutt’altro che automatiche. La nuova fase politica inaugurata dall’elezione di Decaro lascia presagire un significativo rinnovamento, soprattutto nei settori considerati strategici . Sul tavolo c’è infatti il più ampio riassetto previsto dal nuovo modello organizzativo regionale, il cosiddetto MAIA 2.0, che punta a ridisegnare la governance amministrativa della Regione.
Tra le ipotesi che circolano con maggiore insistenza vi è quella della nomina dell’ex sindaco di Bitonto, Michele Abbaticchio a direttore generale, figura destinata a svolgere un ruolo di raccordo tra politica e struttura burocratica. Potrebbero trovare spazio dirigenti provenienti dall’esperienza del Comune di Bari, amministrazione nella quale Decaro ha costruito gran parte della propria classe dirigente. Tra i nomi: Roberto Covolo e Pompeo Colacicco, mentre per il settore cultura resta forte l’attenzione attorno ad Annibale D’Elia, già protagonista di esperienze amministrative nell’area politica di Vendola. La partita che si apre nelle prossime settimane va ben oltre una semplice selezione di dirigenti. In gioco c’è la costruzione della nuova catena di comando della Regione Puglia.
