A Bari il mercato immobiliare deve misurarsi con il fenomeno delle aste deserte. Ogni vendita andata a vuoto costringe infatti a ripartire con un nuovo tentativo, allungando i tempi delle procedure esecutive e ritardando il ritorno degli immobili sul mercato.
A mettere in luce il problema, relativo al funzionamento della giustizia civile, è un’analisi realizzata da Datasinc, società specializzata nella raccolta e nell’elaborazione di dati immobiliari, che ha analizzato le informazioni del Ministero della Giustizia e i flussi relativi alle esecuzioni immobiliari. Lo studio evidenzia come, soprattutto nelle aree del Mezzogiorno, la minore profondità del mercato locale renda più frequente il fenomeno delle aste deserte, con conseguenze che si propagano ben oltre le aule dei tribunali. Il punto di partenza è rappresentato dalla durata delle procedure civili.
Secondo le stime elaborate sui dati del 2025, in Italia un procedimento civile richiede mediamente 2.139 giorni per arrivare a conclusione. Praticamente, quasi sei anni. Un tempo che continua a collocare il Paese lontano dagli obiettivi fissati dall’Unione europea in materia di riduzione dell’arretrato giudiziario. In Puglia, dove il sistema continua a fare i conti con un contenzioso storico particolarmente consistente, Bari rappresenta uno dei territori nei quali il tema assume una rilevanza economica significativa. Qui, infatti, alle lungaggini burocratiche si aggiunge una domanda immobiliare che non sempre riesce ad assorbire gli immobili provenienti dalle procedure esecutive. Il risultato è un numero elevato di aste che vanno deserte. Quando nessuno presenta offerte, il tribunale deve fissare un nuovo tentativo di vendita, riducendo il prezzo base dell’immobile come previsto dalla normativa.
Ogni passaggio richiede tempo, adempimenti amministrativi e nuove udienze. Ecco, allora, che una procedura che dovrebbe consentire di riportare rapidamente sul mercato una casa pignorata si trasforma spesso in un percorso lungo anni. Le conseguenze sono rilevanti sotto diversi aspetti. Da una parte l’immobile resta inutilizzato e sottratto al mercato, riducendo l’offerta disponibile. Dall’altra il valore del bene tende progressivamente a diminuire a causa dei ribassi successivi, con effetti sul recupero dei crediti da parte degli istituti finanziari. Il fenomeno produce inoltre un impatto meno evidente ma altrettanto importante sull’intero sistema economico. Tempi lunghi e recuperi incerti aumentano il rischio percepito dagli operatori del credito e contribuiscono a rendere meno efficiente la circolazione del patrimonio immobiliare. In sostanza, una casa che resta intrappolata per anni in una procedura giudiziaria rappresenta un capitale fermo, incapace di generare valore per il mercato e per il territorio.
Gli esperti parlano di una vera e propria «tassa occulta» che grava sul settore immobiliare. Un costo che non compare nei bilanci delle famiglie ma che, indirettamente, influenza la disponibilità delle abitazioni e l’efficienza del mercato. Più a lungo una casa rimane bloccata nelle maglie della giustizia, più tardi tornerà disponibile per chi cerca un’abitazione. La questione, insomma, non riguarda soltanto i tribunali. Rendere più rapide le procedure esecutive significa anche favorire la reimmissione degli immobili sul mercato, migliorare il recupero dei crediti e aumentare la trasparenza del sistema. Un obiettivo che, secondo Datasinc, può essere sostenuto anche dall’utilizzo delle nuove tecnologie. Attraverso strumenti di intelligenza artificiale è possibile analizzare grandi quantità di dati immobiliari, economici e giudiziari per individuare criticità e possibili aree di intervento.
