La Puglia prepara la stretta sui viaggi della speranza. Non una guerra contro la libertà di scelta dei pazienti, ma un cambio di paradigma destinato a incidere su uno dei capitoli più costosi della sanità regionale.
Entro la fine di agosto la Giunta regionale varerà cinque delibere, una per ciascuna delle Regioni che assorbono la gran parte della mobilità pugliese – Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Lazio e Campania – aprendo una nuova stagione di accordi bilaterali che punta a ridurre una falla da 345 milioni di euro l’anno, con un saldo negativo di circa 253 milioni.
Una strategia precisa messa a punto dall’assessore alla Sanità, Donato Pentassuglia: smettere di finanziare senza limiti interventi che il sistema sanitario pugliese è già in grado di eseguire e concentrare le risorse sul potenziamento degli ospedali regionali. Nel mirino finiscono i cosiddetti DRG di fuga, le prestazioni che alimentano il 70% della mobilità passiva: protesi d’anca e di ginocchio, chirurgia vertebrale, chirurgia bariatrica (riduzione dell’assunzione di cibo) e altri interventi programmabili che, salvo casi particolari, possono essere eseguiti anche in Puglia.
Il punto più delicato riguarda il nuovo sistema dei rimborsi. Le intese, previste dalla legge di bilancio entrata in vigore il primo gennaio 2025, fisseranno un tetto annuale di prestazioni rimborsabili per ogni regione. Finché la spesa resterà entro quel limite, tutto continuerà come oggi. Ma se il volume dei ricoveri supererà il budget scatterà la regressione tariffaria, un meccanismo tecnico che riduce progressivamente il rimborso delle prestazioni eccedenti.
In concreto, nella fascia di tolleranza compresa tra il 4 e il 5 per cento oltre il tetto concordato, la Regione Puglia non riconoscerà più l’intero costo dell’intervento, ma soltanto una quota. Un ricovero dal valore di 5 mila euro, ad esempio, potrebbe essere rimborsato per appena 1.500 euro. Superata anche la soglia massima del 5 per cento, le prestazioni non rientreranno più nell’accordo economico tra le due Regioni: resteranno naturalmente garantite tutte le cure salvavita, le emergenze e gli interventi di alta specializzazione non disponibili in Puglia, ma chi sceglierà di sottoporsi fuori regione a un intervento di routine programmabile negli ospedali pugliesi dovrà farsene carico economicamente. È una svolta destinata a cambiare gli equilibri della mobilità sanitaria.
Per anni migliaia di pugliesi hanno scelto cliniche e ospedali del Nord anche per interventi ordinari, alimentando un flusso economico enorme. Favorito anche dall’intermediazione di professionisti che operano in Puglia. La Regione, però, sa che la stretta può reggere solo se accompagnata da un’offerta sanitaria più forte. Per questo la seconda gamba del piano prevede un potenziamento delle strutture pubbliche dove si registrano le maggiori fughe.
Ospedali come Putignano, Copertino e il nuovo Monopoli-Fasano dovranno incrementare gli interventi ortopedici; il «De Bellis» di Castellana potrà aumentare la chirurgia bariatrica. Serviranno anestesisti, chirurghi, infermieri, ma anche una redistribuzione del personale e una riorganizzazione della rete ospedaliera. La partita è anche finanziaria. Entro settembre la Puglia dovrà presentare ai ministeri il piano operativo triennale per riportare in equilibrio i conti della sanità.
