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Sanità in Puglia, la partita si sposta adesso sui contratti ai direttori generali

Sanità in Puglia, la partita si sposta adesso sui contratti ai direttori generali

Nuove nomine, ma anche cambio radicale delle regole del gioco. La partita per il rinnovo degli otto direttori generali della sanità pugliese entra nella fase decisiva e segna la prima vera prova politica della gestione Decaro sul fronte più delicato: quello dei conti sanitari.

Il governatore da giorni ha Antonio ha avocato a sé il dossier e si prepara a scegliere i nuovi vertici di Asl e ospedali da una short list di 39 candidati, ma la svolta più pesante riguarda il modello di governance che accompagnerà gli incarichi. I nuovi manager dovrebbero entrare pienamente in funzione soltanto a fine giugno, praticamente a metà esercizio finanziario, quando i bilanci delle aziende sanitarie avranno già accumulato mesi di criticità. I manager dovranno firmare contratti blindati, costruiti su obiettivi annuali misurabili, verifiche periodiche e indicatori stringenti su costi, organizzazione interna e gestione del personale.

Non a caso il ritardo nelle nomine è legato alla predisposizione dei nuovi contratti tipo. Una rivoluzione tecnica che ha anche un forte peso politico: meno discrezionalità, più responsabilità diretta sui risultati. Spariscono alcuni parametri considerati distorsivi, come i tagli lineari alla spesa farmaceutica, mentre entrano criteri legati all’efficienza reale dei servizi e alla capacità di contenere sprechi e disavanzi. Cambia anche il sistema sanzionatorio.

Niente decadenza automatica, ma un meccanismo economico che colpisce direttamente il portafoglio dei dirigenti. Chi non raggiungerà gli obiettivi perderà il premio di risultato, fino a circa 30 mila euro l’anno, su compensi che sfiorano i 150 mila euro lordi. Una pressione costante che espone i direttori a controlli continui e inevitabili valutazioni politiche. A guidare il monitoraggio sarà una cabina di regia insediata nella Presidenza della Regione con tre gruppi di lavoro incaricati di verificare performance, anomalie e sprechi. Nel mirino soprattutto gli acquisti di beni e servizi, considerati una delle principali falle del sistema.

Oggi le aziende sanitarie continuano spesso a muoversi in ordine sparso, acquistando farmaci e tecnologie senza passare dalla centrale unica di Innovapuglia. Una frammentazione che produce prezzi differenti per gli stessi prodotti, duplicazioni di spesa e perdita di economie di scala. In alcuni casi i costi arrivano perfino a triplicarsi. Ed è proprio qui che si gioca la sfida più pesante. Secondo le stime regionali, la sanità pugliese brucia ogni anno circa 2 miliardi di euro in diseconomie. Un’emorragia di risorse che vale mezzo miliardo a trimestre e che trasforma la riforma dei direttori generali da semplice operazione amministrativa a decisiva manovra politica ed economica.