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Sanità, svolta sui futuri dg delle Asl pugliesi: premi legati ai risultati e verifiche anti-spreco

Nuove regole, nuovi contratti e soprattutto nuove responsabilità. La partita delle nomine degli otto direttori generali della sanità pugliese entra nelle ore decisive e si intreccia con una riforma silenziosa ma sostanziale del sistema di governance. Il presidente della Regione, Antonio Decaro, che ha avocato a sé il dossier, si prepara a scegliere i vertici…
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Nuove regole, nuovi contratti e soprattutto nuove responsabilità. La partita delle nomine degli otto direttori generali della sanità pugliese entra nelle ore decisive e si intreccia con una riforma silenziosa ma sostanziale del sistema di governance. Il presidente della Regione, Antonio Decaro, che ha avocato a sé il dossier, si prepara a scegliere i vertici di Asl e ospedali da una rosa ristretta di 39 candidati. Ma la vera discontinuità non sarà solo nei nomi.

Il cambio di passo è nei contratti. I nuovi manager firmeranno schemi d’ingaggio costruiti su obiettivi annuali misurabili, verifiche periodiche e indicatori puntuali su costi, organizzazione e gestione del personale. Una svolta tecnica e politica insieme: meno margini di discrezionalità, più vincoli di risultato. Saltano i vecchi target considerati distorsivi – come il taglio lineare della spesa farmaceutica – e arrivano parametri più aderenti alla qualità e all’efficienza dei servizi. Il meccanismo sanzionatorio cambia pelle.

Niente decadenza automatica, ma una leva economica diretta: chi non centra gli obiettivi perderà il premio di risultato, fino a circa 30 mila euro l’anno, su uno stipendio base che si aggira intorno ai 150 mila euro lordi. Una penalizzazione selettiva che punta a responsabilizzare senza destabilizzare la macchina amministrativa, ma che espone i direttori a una valutazione continua, anche politica. A dettare la linea sarà la nuova cabina di monitoraggio istituita presso la Presidenza della Regione, articolata in tre gruppi di lavoro incaricati di passare al setaccio performance, sprechi e anomalie. Il cuore dell’intervento è nei conti: l’analisi parte dagli acquisti di beni e servizi, dove si concentra una delle principali falle del sistema.

Oggi le aziende sanitarie operano spesso in ordine sparso, acquistando farmaci, dispositivi e tecnologie senza ricorrere in modo sistematico alla centrale unica di committenza di Innovapuglia. Il risultato è una frammentazione che produce inefficienze evidenti: prezzi diversi per gli stessi prodotti, duplicazioni di spesa, perdita di economie di scala. In alcuni casi, la spesa arriva a triplicarsi. È qui che la Regione intende intervenire con maggiore rigidità, imponendo standard uniformi e centralizzazione degli acquisti. I numeri spiegano la portata del problema.

La sanità pugliese accumula ogni anno diseconomie stimate in circa 2 miliardi di euro. Un drenaggio costante di risorse che vale mezzo miliardo a trimestre, una cifra che da sola supera il costo annuo dell’intera macchina amministrativa regionale. Un dato che trasforma la riforma dei contratti dei direttori generali in una leva cruciale di politica economica oltre che sanitaria.

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