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Sanità, l’appello di sei Regioni al Governo: «Due miliardi non bastano». Decaro tra i firmatari

Per i governatori, il settore che «va messo al centro della prossima Finanziaria» e bisognerebbe stanziare i 5,5 mld annunciati da Schillaci

Sanità, l’appello di sei Regioni al Governo: «Due miliardi non bastano». Decaro tra i firmatari
Medici e infermieri in una corsia di ospedale (foto di repertorio)

Nella prossima Finanziaria del Governo Meloni, per la sanità sarebbero disponibili poco meno di due miliardi di euro. Risorse insufficienti per i presidenti di sei Regioni italiane che rivolgono un appello all’Esecutivo per ribadire la centralità del bisogno di finanziare adeguatamente la sanità pubblica italiana.

In una lettera sottoscritta da Antonio Decaro (presidente della Regione Puglia), Michele De Pascale (Emilia-Romagna), Stefania Proietti (Umbria), Alessandra Todde (Sardegna), Eugenio Giani (Toscana) e Roberto Fico (Campania), i governatori ricordano che «è stato lo stesso Orazio Schillaci [ministro della Salute, ndr] a indicare in 5,5 miliardi di euro le risorse aggiuntive necessarie per sostenere il Fondo sanitario nazionale. Eppure, secondo le ultime indiscrezioni, nella prossima Finanziaria sarebbero disponibili poco meno di 2 miliardi e mezzo. Una distanza evidente e inaccettabile tra i bisogni del Servizio sanitario nazionale e le risposte che il Governo sembra voler dare».

Per i presidenti delle sei Regioni «la sanità va messa al centro della prossima Finanziaria. È assolutamente prioritario – sottolineano – stanziare almeno la cifra che il ministro Schillaci aveva indicato, non è pensabile nemmeno un euro in meno».

I governatori si dicono «disponibili a collaborare, a fare la nostra parte e ci aspettiamo che su questo versante tutte le Regioni si batteranno per centrare il risultato, coerentemente, per esempio, con quanto già dichiarato dall’assessore alla Salute della Regione Lombardia, Guido Bertolaso. Anche per questo facciamo un appello a tutte le forze politiche di maggioranza e di opposizione perché sia questo il contenuto principale della prossima Finanziaria».

Per i sei presidenti «in gioco c’è la tenuta del Servizio sanitario nazionale e, con essa, un principio fondamentale: il diritto alla salute non può dipendere dalle condizioni economiche delle persone».