La Regione Puglia alza il livello dello scontro con il Governo sulla partita delle energie rinnovabili. E lo fa scegliendo il Salento, uno dei territori più esposti alla corsa agli impianti fotovoltaici ed eolici, per lanciare un messaggio politico destinato ad arrivare fino a Roma: la transizione energetica non può trasformarsi in un assalto al territorio. Se necessario, la giunta guidata da Antonio Decaro è pronta ad aprire un duro confronto istituzionale con Palazzo Chigi. Dal convegno promosso da «Italia Nostra» a Veglie, il vicepresidente della Regione, Cristian Casili, ha ribadito la linea dell’esecutivo pugliese.
«Ci scontreremo con il Governo per contrastare l’invasione di impianti per la produzione di energie rinnovabili sul territorio», ha dichiarato, denunciando come molte decisioni strategiche vengano ormai assunte a livello centrale, riducendo il margine d’azione delle Regioni. A rendere ancora più delicata la partita sono soprattutto i numeri. Alla Puglia il Piano nazionale assegna l’obiettivo di installare 9 gigawatt di nuova potenza da fonti rinnovabili entro il 2030. Ma negli uffici competenti pendono già richieste di autorizzazione e connessione alla rete per oltre 90 gigawatt, circa dieci volte superiori al traguardo fissato. Una sproporzione che, secondo la Regione, dimostra come il sistema autorizzativo rischi di concentrare in Puglia una quota eccessiva degli impianti destinati all’intero Paese.
Il Salento rappresenta il simbolo di questa pressione. Nella sola provincia di Lecce risultano installati 1.143 megawatt di impianti fotovoltaici, mentre le richieste ancora in attesa sfiorano i 92 gigawatt. Numeri che alimentano il timore di un consumo irreversibile di suolo agricolo e di una trasformazione radicale del paesaggio. Per Casili la Regione continuerà a fare la propria parte esprimendo pareri negativi ogni volta che gli impianti risulteranno incompatibili con il territorio. Ma la battaglia, avverte, non può essere combattuta soltanto a Bari. «Nessun’altra Regione affronterà da sola questa sfida. Serve un maggiore coordinamento istituzionale», ha spiegato, chiedendo una revisione delle procedure nazionali e un riequilibrio nella distribuzione degli impianti.
Accanto alla Regione si schierano associazioni e amministratori locali. La presidente regionale di «Italia Nostra», Ilaria Pedraro, ha invocato una moratoria delle autorizzazioni fino alla definizione di regole più stringenti, parlando di una situazione ormai «devastante» soprattutto nelle province di Lecce, Brindisi e Taranto. «Non siamo contrari alle energie rinnovabili – ha chiarito – ma alla loro concentrazione indiscriminata in un unico territorio». Anche il delegato Anci all’Urbanistica, Beppe Girolamo, ha chiesto procedure più trasparenti e una maggiore partecipazione dei Comuni, mentre il sindaco di Veglie, Gianfranco Palmisano, ha ricordato come il territorio abbia già dato un contributo significativo alla produzione di energia pulita. Il confronto si annuncia sempre più politico.
Da una parte il Governo accelera per rispettare gli obiettivi della decarbonizzazione e della sicurezza energetica; dall’altra la Puglia rivendica il diritto di difendere il proprio paesaggio e la propria vocazione agricola. Il rischio, sostiene la giunta Decaro, è che la transizione ecologica finisca per scaricare su una sola regione un peso sproporzionato rispetto agli obiettivi nazionali. Ed è proprio su questo terreno che si prepara il prossimo braccio di ferro tra Bari e Roma.
