Dopo mesi di polemiche e un primo tentativo naufragato in commissione, maggioranza e opposizione trovano l’intesa su uno dei temi più divisivi della politica: il trasformismo. In Consiglio regionale della Puglia prende forma l’asse trasversale tra Partito Democratico e Fratelli d’Italia per mettere un freno ai cambi di casacca e colpire chi passa da uno schieramento all’altro durante la legislatura.
La proposta porta le firme del consigliere regionale del Pd, Domenico De Santis e dell’esponente di Fratelli d’Italia, Luigi Caroli. Un’intesa politica tutt’altro che scontata che arriva dopo settimane di confronto e che punta a modificare il regolamento interno del Consiglio regionale per sanzionare i consiglieri che decidono di abbandonare la coalizione con cui sono stati eletti.
Il principio è semplice: il seggio resta, perché garantito dalla Costituzione e dallo Statuto regionale, ma chi cambia campo politico rischia di perdere incarichi, ruoli di rappresentanza e relative indennità aggiuntive. Si tratta di compensi che, a seconda dell’incarico ricoperto, valgono mediamente circa mille euro al mese, oltre all’indennità ordinaria da consigliere regionale.
Nel mirino finiscono vicepresidenti e segretari dell’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale, oltre ai componenti degli uffici di presidenza delle commissioni consiliari. Se un consigliere passa dalla maggioranza all’opposizione o viceversa, potrà essere dichiarato decaduto dall’incarico attraverso un voto politico dell’aula o della commissione competente.
Non scatterà alcun automatismo. La decadenza dovrà essere approvata dagli organismi competenti, secondo un modello che ricalca quello adottato dal Parlamento. La norma, inoltre, non si applicherà ai passaggi interni alla stessa coalizione né coinvolgerà il presidente del Consiglio regionale.
Per i promotori il passaggio da uno schieramento a quello opposto altera il quadro di rappresentanza sul quale si fondano gli incarichi istituzionali. La novità più significativa è però politica: Pd e Fratelli d’Italia scelgono la strada della convergenza evitando di mettere mano allo Statuto regionale, considerato la «carta costituzionale» della Puglia e intervenendo invece sul regolamento consiliare. Ora la partita passa all’aula.
Se il testo dovesse essere approvato, il Consiglio regionale pugliese si doterebbe di uno dei meccanismi più severi contro il trasformismo politico.
