Home » Puglia » La Puglia cerca la continuità assistenziale, ma manca personale tra pronto soccorso e 118

La Puglia cerca la continuità assistenziale, ma manca personale tra pronto soccorso e 118

Nei 37 Pronto soccorso pugliesi mancano 100 medici. Sul 118 la scopertura oscilla tra il 25 e il 30% rispetto 525 unità

La Puglia cerca la continuità assistenziale, ma manca personale tra pronto soccorso e 118

L’estate mette di nuovo sotto stress la sanità pugliese e costringe la Regione ad aprire il dossier più delicato: Pronto soccorso, 118 e Continuità assistenziale. Tre fronti diversi, ma legati dalla stessa emergenza: la carenza di personale. Per questo l’assessore alla Sanità Donato Pentassuglia incontrerà nei prossimi giorni le organizzazioni dei medici per costruire un accordo che consenta di recuperare turni, rafforzare gli organici e ridurre la pressione sugli ospedali. Il quadro è pesante. Nei 37 Pronto soccorso pugliesi mancano circa cento medici. Sul 118 la scopertura oscilla tra il 25 e il 30% rispetto a una pianta organica di 525 unità.

Le carenze più consistenti riguardano Bari, con circa 50 medici in meno, Foggia con 23, Lecce con 21, Taranto con 15, Brindisi con 12 e Bat con 8. A questi numeri si aggiunge il nodo della Continuità assistenziale, l’ex guardia medica, dove in diverse province saltano i turni e alcune sedi restano chiuse, proprio mentre l’afflusso turistico aumenta la domanda di cure. Le aree più esposte sono il Salento, la Capitanata e le località costiere. Nel Foggiano la copertura delle guardie mediche turistiche è rimasta largamente insufficiente, con poche adesioni rispetto al fabbisogno e sedi a scartamento ridotto. In provincia di Taranto la gestione resta fragile, mentre nel Leccese la fine degli accordi aziendali rischia di far saltare un equilibrio già precario. Il risultato è una catena che si scarica sui Pronto soccorso: meno assistenza territoriale significa più accessi impropri, più attese, più pressione sui reparti e maggiore difficoltà a garantire risposte rapide alle urgenze reali.

La Regione punta ora a una doppia soluzione: interventi immediati per l’estate e una riorganizzazione strutturale della rete dell’emergenza. Il primo obiettivo è recuperare medici e infermieri attraverso accordi mirati, incentivi, copertura dei turni scoperti e utilizzo più flessibile delle risorse disponibili. Il secondo è ridisegnare il 118 collegandolo maggiormente ai territori, ai reparti di rianimazione e alle strutture di emergenza-urgenza, così da garantire una presa in carico più efficace delle patologie tempo-dipendenti: infarti, ictus, traumi gravi e codici rossi. Un primo segnale arriva dalla Asl Bari, che dal primo luglio al 31 agosto ha attivato mezzi aggiuntivi nelle aree a maggiore afflusso turistico: Giovinazzo, Cassano delle Murge, Polignano a Mare, Monopoli e il nuovo ospedale Monopoli-Fasano, con una postazione ulteriore a Cozze nei fine settimana. Ma si tratta di misure tampone. Il nodo resta strutturale: senza personale stabile, anche mezzi e postazioni rischiano di non bastare. Sul tavolo c’è anche il rafforzamento della medicina territoriale.

Le Case di comunità e gli Ospedali di comunità finanziati dal Pnrr dovrebbero alleggerire gli ospedali, ma molti presidi non sono ancora pienamente operativi e il problema degli organici rischia di svuotarne la funzione. Per questo la Regione dovrà legare il piano dell’emergenza alla riforma del territorio, evitando che il 118 e la Continuità assistenziale restino l’unico argine tra cittadini e ospedali. La partita è politica oltre che sanitaria. La giunta Decaro eredita criticità stratificate da anni, ma ora è chiamata a trasformare l’emergenza estiva in un piano permanente. Servono accordi rapidi, risorse, assunzioni, nuovi modelli organizzativi e una distribuzione più razionale dei servizi. Altrimenti ogni estate continuerà a riaprire la stessa ferita: una Puglia che moltiplica presenze turistiche, ma fatica a garantire una rete sanitaria capace di reggere l’urto.