Più della metà dei laureati lascia la Puglia. È il paradosso di una regione capace di attrarre investimenti e migliorare i servizi, ma ancora incapace di trattenere tanti dei giovani che forma. A fotografarlo è «Le leve per la crescita», il rapporto promosso dall’Anci e curato da Roberto Garofoli, tarantino, già sottosegretario alla Presidenza del Consiglio nel governo Draghi e protagonista dell’avvio del Pnrr.
La Puglia mostra segnali incoraggianti. Con la Basilicata è l’unica regione meridionale a raggiungere almeno 60 punti su 100 nei tre ambiti dell’assistenza sanitaria. Con l’Abruzzo si distingue per la qualità dei percorsi degli Istituti tecnologici superiori. E registra l’incremento più elevato dei fondi Pnrr destinati ai dottorati: +72,3%.
Gli investimenti ammessi alla Zes unica raggiungono 700 milioni, terzo risultato al Sud dopo Campania e Sicilia. Ma i progressi convivono con ritardi profondi. Nei test Invalsi del 2025 raggiunge i traguardi previsti soltanto il 49% degli studenti in italiano e il 45% in matematica, contro il 58% e il 54% del 2019. La sanità continua a perdere pazienti verso altre regioni: il saldo della mobilità sanitaria è negativo per 253,2 milioni. E quasi un medico di famiglia su due ha almeno 60 anni.
C’è poi l’emergenza acqua. La Puglia è classificata al livello massimo di stress idrico, cinque su cinque. A Foggia, nel 2023, l’erogazione è stata ridotta per dodici giorni e sospesa per due.
Il rapporto indica le priorità per il dopo Pnrr: investimenti strutturali, incentivi alle imprese che creano lavoro stabile e riduzione dei divari nei servizi.
