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Puglia, Consiglio sulla sanità: in aula è bagarre con le opposizioni all’attacco

Il centrodestra accusa la maggioranza di aver limitato gli interventi sul «più grave buco sanitario della storia regionale»

Puglia, Consiglio sulla sanità: in aula è bagarre con le opposizioni all’attacco

La sanità pugliese finisce sul banco degli imputati nella seduta fiume del Consiglio regionale. Una seduta monotematica con decine di interventi, nata per fare chiarezza sul disavanzo, sulle liste d’attesa e sulla medicina territoriale si è trasforma da subito in un durissimo scontro politico tra maggioranza e opposizione. Prima ancora dei conti, esplode la battaglia sui tempi: il centrodestra accusa la maggioranza di aver imposto un «bavaglio», limitando gli interventi su quello che definisce il più grave buco sanitario della storia regionale. Napoleone Cera della Lega chiede al presidente dell’Assemblea, Toni Matarrelli, di rivedere l’accordo raggiunto in conferenza dei capigruppo. Giannicola De Leonardis e Luigi Caroli di Fratelli d’Italia insistono, ma la richiesta di sospensione viene bocciata dalla maggioranza.

«La salute dei pugliesi non ha un cronometro», attacca Cera, che rivendica il suo «vergognatevi» gridato in Aula. Poi si apre il vero fronte: chi deve pagare i quasi 370 milioni di disavanzo sanitario del 2025. Per il centrodestra la risposta della giunta Decaro è stata una sola: mettere le mani nelle tasche dei pugliesi attraverso l’aumento dell’addizionale Irpef. Il capogruppo di Fratelli d’Italia, Paolo Pagliaro, parla di «regalo di Natale» del presidente ai cittadini, accusa il centrosinistra di aver rastrellato oltre 130 milioni dal bilancio autonomo regionale e chiede una commissione d’indagine sulla gestione dei conti. L’affondo è politico prima ancora che contabile: vent’anni di governi Vendola ed Emiliano avrebbero trasformato la sanità in un sistema incapace di programmare, controllare la spesa e garantire servizi uniformi. Nel mirino finiscono le prestazioni aggiuntive, le nomine dei manager, la mobilità passiva, le strutture inaugurate ma non pienamente operative e i ritardi nella realizzazione di Case e Ospedali di comunità. Forza Italia, con il capogruppo Paride Mazzotta, apre alla collaborazione, ma pone una condizione invalicabile: il ritiro dell’aumento Irpef.

«Le altre Regioni spendono di più per offrire più servizi. In Puglia si pagano più tasse per avere liste d’attesa interminabili e strutture chiuse», sostiene. Fabio Romito, capogruppo della Lega, denuncia l’assenza di un modello sanitario regionale, mentre Luigi Lobuono del gruppo Misto chiede meno sprechi, più medici e dati reali sulle strutture territoriali già operative. La maggioranza respinge l’assedio e difende la scelta fiscale come un atto di responsabilità. Il capogruppo del Pd Stefano Minerva ridimensiona l’impatto dell’aumento: nessun aggravio fino a 15mila euro di reddito, circa quattro euro l’anno fino a 28mila, diciannove fino a 50mila e sessanta per le fasce superiori. «Abbiamo chiesto di più a chi ha di più per salvare ospedali, personale e diritto alla cura», rivendica.

Il Pd sposta quindi il bersaglio su Roma. Il consigliere dem, Domenico De Santis, accusa il centrodestra di parlare due lingue: nelle Regioni che governa denuncia il sottofinanziamento nazionale, in Puglia lo nega. La crescita dei costi sanitari, sostiene, sarebbe stata superiore all’incremento del Fondo, fermo per la Puglia poco sopra l’un per cento. Sullo sfondo, anche lo spettro dell’autonomia differenziata, indicata da Pd e Movimento Cinque Stelle come un ulteriore colpo al Mezzogiorno. Maria La Ghezza dei Cinque Stelle rivendica il ruolo del governo Conte nel finanziamento delle Case di comunità e avverte: senza un piano nazionale per medici e infermieri, le nuove strutture rischiano di restare scatole vuote.

Ruggiero Passero, Per la Puglia, nega invece l’esistenza di un «caso Puglia» e invoca un nuovo patto tra Stato e Regioni. Il confronto lascia però intatto il nodo politico. L’opposizione chiede di sapere dove siano finiti i soldi e perché i cittadini debbano pagare ancora. La maggioranza risponde che senza nuove entrate sarebbero arrivati commissariamento, blocco delle assunzioni e tagli ai servizi. In mezzo restano i pugliesi: costretti ad aspettare mesi per una visita, a pagare il privato o a partire verso il Nord.