Non una semplice riorganizzazione tecnica di Bruxelles, ma una scelta politica destinata a ridisegnare i rapporti di forza tra Europa e territori. La possibile soppressione o il forte ridimensionamento della «Direzione generale Regio» della Commissione europea – il cuore delle politiche di coesione – accende l’allarme anche in Puglia. E dal fronte regionale arriva una presa di posizione netta della consigliera Loredana Capone, componente del Comitato europeo delle Regioni.
Per Capone il rischio è chiaro: smontare progressivamente quell’architettura europea che negli ultimi anni ha consentito alle regioni del Sud di finanziare infrastrutture, rigenerazione urbana, digitalizzazione, formazione e incentivi alle imprese attraverso i fondi strutturali. «Una vera iattura», la definisce, soprattutto per territori come la Puglia che hanno costruito buona parte delle proprie politiche di sviluppo proprio sul rapporto diretto con la Dg Regio.
Dietro il dibattito tecnico si intravede uno scontro politico molto più ampio: centralizzare sempre più la gestione dei fondi europei nelle mani degli Stati nazionali, oppure mantenere il modello della governance multilivello, che assegna a Regioni ed enti locali un ruolo diretto nella programmazione e nella spesa delle risorse comunitarie. Ed è proprio questo il punto sul quale Capone alza il livello dello scontro.
Secondo la consigliera regionale, indebolire la Dg Regio significherebbe trasformare la coesione territoriale in un capitolo residuale del bilancio europeo, subordinandola alle nuove priorità strategiche dell’Unione: difesa, sicurezza energetica e competitività industriale.
Una prospettiva che rischia di penalizzare soprattutto il Mezzogiorno, dove i fondi europei continuano a rappresentare una delle principali leve di crescita economica e sociale. Non a caso la presa di posizione arriva mentre in Europa si discute già del nuovo bilancio pluriennale 2028-2034 e della futura riforma delle politiche di coesione.
