Via libera senza sbavature. Il neonato gruppo consiliare del Partito Democratico alla Regione Puglia ha incoronato all’unanimità Stefano Minerva nuovo capogruppo. Quattordici voti su quattordici per l’ex sindaco di Gallipoli, chiamato a guidare la pattuglia più numerosa dell’assemblea regionale nell’avvio della legislatura targata Antonio Decaro. Un segnale politico chiaro: il Pd parte compatto e rivendica un ruolo centrale negli equilibri della nuova maggioranza. «È un grande onore – ha detto Minerva – sono nato e cresciuto nel Pd, dalle giovanili in poi. Rappresentare il gruppo più numeroso del Consiglio regionale è un’emozione e una responsabilità».
Poi la linea: valori, idee e prime proposte di legge già pronte a sbarcare in aula. «Saremo la spalla del presidente Decaro – aggiunge – con un confronto continuo con gli alleati per far camminare il programma che abbiamo scritto». Parole che fotografano il perimetro politico: lealtà al presidente, ma anche peso specifico da far valere. A ribadirlo è il segretario regionale dem, Domenico De Santis, anche lui consigliere: «Il Pd va avanti unito per lavorare sulle emergenze dei cittadini». Sanità, lavoro, stipendi dignitosi e futuro dei giovani i capisaldi indicati. Tradotto: ora tocca governare, e dimostrare che la fiducia raccolta alle urne non è stata un assegno in bianco. Ma dietro l’immagine della compattezza, il confronto vero è appena iniziato. Durante la riunione si è parlato anche della presidenza del Consiglio regionale. Il Pd punta deciso su Toni Matarrelli, ex sindaco di Mesagne, per compensare politicamente la provincia di Brindisi rimasta fuori dalla giunta.
Una scelta che però deve passare dal tavolo con gli alleati: lista Decaro presidente, Cinque Stelle e Per la Puglia. E qui la mediazione si annuncia tutt’altro che semplice. Il nodo è il pacchetto di richieste dem: oltre alla guida dell’aula, il Pd rivendica quattro presidenze di commissione su sette, una delle quali riservata alle minoranze. Un «pacchetto pesante» che sta mettendo in fibrillazione gli altri gruppi della maggioranza, chiamati a spartirsi in tre i due posti rimanenti. La lista dei papabili nel Pd è già pronta: dall’ex presidente del Consiglio Loredana Capone, al deputato Ubaldo Pagano, fino alla più suffragata Elisabetta Vaccarella.
Il quarto nome resta top secret, ma il clima è tutt’altro che sereno. Le pretese dem fanno rumore soprattutto nella lista Decaro presidente, dove serpeggiano malumori sotterranei. Due eletti, si dice, avrebbero già le valigie pronte per il gruppo misto, se le promesse non verranno mantenute. Il fuoco, insomma, cova sotto la cenere. Il 2 febbraio, giorno della seduta d’insediamento del Consiglio, dirà se la compattezza mostrata oggi dal Pd saprà tradursi in un equilibrio sostenibile per tutta la maggioranza. Per ora una cosa è certa: il Pd ha deciso di giocare la partita da protagonista. E non intende farlo in silenzio.










