Mercoledì sera, in una affollata «Galleria Sordi», a Roma, davanti a Palazzo Chigi, il presidente del Senato Ignazio La Russa e la responsabile della segreteria politica di Fratelli d’Italia, Arianna Meloni, hanno presentato l’ultimo libro di Italo Bocchino, «Giorgia, la figlia del popolo. Perché Meloni piace agli italiani». In sala, ministri, parlamentari e buona parte dei dirigenti di partito. Mentre si discuteva del volume, a poche centinaia di metri, nella sede di FdI di via della Scrofa, era in corso un vertice tra il responsabile organizzazione Giovanni Donzelli, il ministro leghista Roberto Calderoli e rappresentanti di Forza Italia e Noi Moderati.
Sul tavolo una bozza della nuova legge elettorale, ribattezzata «stabilicum», con l’obiettivo dichiarato di garantire maggiore stabilità ai governi. Secondo le indiscrezioni che circolavano già mentre si discuteva del libro di Bocchino, il testo depositato ieri in Parlamento prevede un sistema proporzionale con premio di maggioranza di 70 seggi alla Camera e 35 al Senato per la coalizione che raggiunga almeno il 40% dei consensi, con eletti su collegi plurinominali con liste blo Un impianto che segna una discontinuità rispetto al Rosatellum attualmente in vigore.
Il peso dei voti
Le possibili ricadute politiche si fanno già sentire anche in Puglia. In caso di liste corte e bloccate, il peso delle preferenze raccolte alle Regionali conterebbe meno rispetto al via libera delle segreterie nazionali. Campioni di voti come l’assessore regionale Raffaele Piemontese e la presidente del Consiglio regionale, Loredana Capone (Pd) – dati come prossimi candidati alle Politiche – ma anche Paolo Pagliaro (FdI), forte di oltre 30mila preferenze alle ultime Regionali, potrebbero trovarsi imbrigliati nelle volontà delle segreterie. Tra i nomi che circolano anche Napoleone Cera (Lega) e Michele Emiliano, già presidente della Regione, parcheggiato come consulente del presidente della Regione, Antonio Decaro.
Con un sistema proporzionale e senza preferenze la selezione delle candidature sarebbe fortemente centralizzata, facendo crescere il peso di quanti in Puglia sono vicini ai leader nazionali: Filippo Melchiorre e Francesco Ventola per FdI; Francesco Boccia per il Pd; Mauro D’Attis e Francesco Paolo Sisto per Forza Italia; Roberto Marti per la Lega; Leonardo Donno e Mario Turco per il M5S; Nichi Vendola per Avs.
I collegi
Si discute anche di una possibile rimodulazione dei collegi: l’ipotesi è ridurre quelli pugliesi della Camera a tre, o persino a due macro-aree com’era nella Prima Repubblica, mentre al Senato si ragiona su un collegio unico regionale. Parte degli attuali uninominali, invece, confluirebbe in un listino nazionale collegato al premio di maggioranza. Il confronto resta aperto e il percorso parlamentare si annuncia complesso. Prima delle Politiche del 2027, la riforma dovrà superare il vaglio delle Camere e trovare un equilibrio politico non scontato, anche alla luce delle altre partite istituzionali in agenda, a partire dal referendum sulla riforma della giustizia.










