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Vertenza Natuzzi, i sindacati sul piede di guerra: «L’azienda si fa beffe degli accordi»

La scelta di chiudere tre stabilimenti e delocalizzare l’attività all’estero contraddice gli impegni assunti solo pochi giorni fa dall’azienda

Vertenza Natuzzi, i sindacati sul piede di guerra: «L’azienda si fa beffe degli accordi»

Sempre più tesa la vertenza Natuzzi dopo l’annuncio dell’azienda di chiudere tre stabilimenti e trasferire parte della produzione in Romania. Una decisione che ha provocato la dura reazione delle istituzioni e dei sindacati.

Intanto il Governo prova a rilanciare il confronto in vista del tavolo convocato al Ministero delle Imprese e del Made in Italy per l’11 giugno. A intervenire è stato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso che ha definito la situazione il risultato di una crisi industriale irrisolta da troppo tempo. «Quello che non si è fatto in questi vent’anni dobbiamo farlo insieme nei prossimi venti giorni», ha dichiarato. Per il ministro, il ricorso alla cassa integrazione per 20 anni rappresenta il segnale evidente di un problema strutturale mai affrontato fino in fondo.

L’annuncio della società ha però alimentato nuove polemiche. «Così facendo – ha dichiarato il segretario regionale Pd, Domenico De Santis – vengono meno tutte le tutele chieste e necessarie, non solo dell’occupazione e della salvaguardia degli stabilimenti italiani, ma del futuro stesso del gruppo e del distretto del mobile imbottito Murgiano, un duro colpo per il made in Italy. Non si può assistere indifferenti a questa deriva della vertenza».

Secondo il consigliere regionale pugliese e presidente della Commissione Bilancio, Ubaldo Pagano, la scelta di chiudere tre siti produttivi e delocalizzare attività all’estero contraddice gli impegni assunti dall’azienda solo pochi giorni prima durante gli incontri istituzionali. Pagano parla di una decisione unilaterale che colpisce centinaia di lavoratori e le loro famiglie, in un territorio che da anni affronta difficoltà occupazionali e industriali.

«Non è tollerabile che un’impresa cambi continuamente posizione rispetto agli accordi presi con le istituzioni», afferma l’esponente del Pd, che chiede al Governo un intervento immediato per garantire la tenuta del perimetro industriale e dei livelli occupazionali negli stabilimenti del Mezzogiorno. Anche la Cgil Puglia esprime forte preoccupazione. La segretaria generale Gigia Bucci accusa il management aziendale di ignorare il ruolo del sindacato e di vanificare il lavoro di mediazione portato avanti da Regione Puglia e Ministero. «L’azienda si fa beffa degli accordi e delle interlocuzioni istituzionali», denuncia, ricordando come Natuzzi abbia beneficiato negli anni di importanti sostegni pubblici e continui a fare ricorso alla cassa integrazione. Per la Cgil, la vicenda supera i confini della singola azienda e riguarda il futuro produttivo dell’intero territorio pugliese. Il sindacato annuncia sostegno a ogni iniziativa di mobilitazione che lavoratori e categorie decideranno di intraprendere nelle prossime settimane. Il confronto dell’11 giugno al Mimit si presenta dunque come un passaggio decisivo.