Home » Puglia » In Puglia il boom turistico genera solo lavoro povero. Forte il divario con il Nord

In Puglia il boom turistico genera solo lavoro povero. Forte il divario con il Nord

Mentre aumentano visitatori e presenze, una parte significativa di chi lavora nel comparto continua a vivere in condizioni di precarietà

In Puglia il boom turistico genera solo lavoro povero. Forte il divario con il Nord

Se il 2025 ha segnato un nuovo anno record per il turismo in Puglia, con 6,7 milioni di arrivi (+13% rispetto al 2024) e 22,7 milioni di presenze, questi numeri faticano – e non poco – a tradursi in un reale miglioramento delle condizioni economiche del territorio. E lo dimostra anche la crescita del prodotto interno lordo che, dopo anni di incrementi da record, nell’ultimo rapporto di Bankitalia conferma un trend che, seppur restando in territorio positivo (+0,4%), è inferiore alla media nazionale e a quella del Mezzogiorno.
In sostanza la crescita del settore turistico, pur rappresentando un importante motore dell’economia pugliese, non è stata sufficiente a garantire occupazione stabile e retribuzioni adeguate per molti lavoratori.

Il risultato è un paradosso: mentre aumentano visitatori e presenze, una parte significativa di chi lavora nel comparto continua a vivere in condizioni di precarietà e con salari insufficienti.
Lo dimostra il focus sul lavoro povero del «Centro Studi Filcams Cgil» che ha analizzato i dati nei settori commercio, servizi e turismo partendo da un presupposto: l’Unione Europea considera «working poor» i lavoratori di età compresa tra i 18 e i 64 anni occupati più di sei mesi nell’anno e con un reddito familiare inferiore al 60% della mediana del reddito disponibile equivalente (il cosiddetto indicatore IWP, In-Work Poverty). Incrociando i dati con quelli Inps la ricerca ha stimato una soglia di povertà corrispondente a 13.950 euro annui nel campione ampio. In pratica in Italia un occupato su due nel terziario si trova in questa situazione.

Vivere di turismo o meglio sopravvivere

Il boom turistico della Puglia genera un valore aggiunto di quasi 11 miliardi di euro, ma non ha ancora eliminato la povertà strutturale della regione. I motivi? La bassa produttività del lavoro, la stagionalità estrema e una crescita economica disuguale che non si riflette in modo omogeneo sui redditi delle famiglie. A parità di ore lavorate, il turismo produce circa il 30% in meno di valore aggiunto rispetto ad altri settori con la solita forbice tra Mezzogiorno e Settentrione. Questo si traduce per Sud e Isole in un reddito medio annuo per addetto (con almeno una settimana lavorata nell’anno) di 9.028 euro, inferiore di oltre il 35% rispetto alla media nazionale totale, ma anche ai dati di settore confrontati con quelli di Nord-Ovest (12.381 euro), Nord-Est (12.302 euro) e Centro (11.557 euro). Gran parte dei posti di lavoro è circoscritta ai mesi estivi, rendendo difficile l’accumulo di ricchezza annuale e contribuendo a un divario lavorativo e salariale non indifferente.

Inoltre, si registrano difficoltà nel trattenere i giovani talenti che cercano retribuzioni più adeguate altrove. L’incidenza di lavoro povero al Sud è quindi del 76,60% per gli uomini e dell’86,22% per le donne. Nel campione ampio, il fenomeno si attesta su valori particolarmente alti, pari al 71,22% (66,72% uomini; 75,32% donne), con un divario di genere di 8,60 punti percentuali. Un dato piuttosto elevato anche se confrontato con altri settori sottopagati come quelli dei servizi (58,90% di lavoro povero tra Sud e Isole e 52,60% a livello nazionale) e commercio (48,52% nel Mezzogiorno contro il 31,16% in Italia).