Quaranta milioni di euro, anni di attesa e una domanda che pesa come un macigno: com’è possibile che un’opera finanziata e rendicontata alla Commissione europea non è ancora funzionante? È il giallo della banda larga «ultra veloce» dei Monti Dauni, un progetto nato con una finalità precisa: portare infrastrutture digitali in uno dei territori più fragili della Puglia per arginare lo spopolamento. Il finanziamento risale alla programmazione comunitaria 2007/2013. La Regione Puglia destinò all’intervento circa 40 milioni di euro del Psr, con l’obiettivo di colmare il divario digitale di quelle aree interne e creare nuove condizioni per cittadini, imprese e giovani.
Una scelta strategica, considerato che proprio la mancanza di servizi, infrastrutture e opportunità viene indicata da anni tra le cause dell’abbandono dei piccoli centri. Le risorse europee, richieste e assegnate alla Puglia, avrebbero dovuto essere rendicontate entro la chiusura della successiva programmazione 2014/2020. E la rendicontazione, secondo le informazioni disponibili, c’è stata: la spesa è stata certificata alla Dg Agri, la Direzione generale Agricoltura della Commissione europea. Sulla carta, dunque, il capitolo finanziario risulta chiuso. Ma è proprio qui che comincia il mistero. Perché se a Bruxelles l’investimento è stato considerato rendicontato, sul territorio i benefici dell’infrastruttura non sono tangibilmente visibili.
E soprattutto: quali controlli sono stati effettuati dalla Regione Puglia prima di considerare conclusa la spesa e certificarla all’Ue? Una rendicontazione europea deve fotografare un intervento realizzato, conforme agli obiettivi per i quali sono state impiegate le risorse. A distanza di anni, il progetto deve ancora superare il collaudo per diventare pienamente operativo. A fare il punto sulla situazione è il sindaco di Alberona, Leonardo De Matthaeis, in carica dal 5 giugno 2016, interpellato sulla questione. «Dalle notizie che ci giungono», spiega, «i lavori pare siano stati terminati in queste settimane e si aspetta il collaudo, che dovrebbe arrivare entro settembre o al massimo all’inizio dell’autunno». Parole che confermano quanto il completamento dell’infrastruttura sia ancora in itinere, nonostante il progetto affondi le radici nella programmazione comunitaria di quasi vent’anni fa.
Eppure l’opera viene considerata fondamentale. «È un intervento essenziale per questo territorio», sottolinea De Matthaeis, perché contribuirà a creare condizioni migliori per chi vive e lavora in quella zona, offrendo nuove opportunità, cercando di frenare l’emigrazione giovanile. Il punto, allora, non è mettere in discussione l’utilità della banda «ultra larga». Al contrario: proprio perché si tratta di un’infrastruttura strategica finanziata con denaro pubblico, diventa necessario capire che cosa sia accaduto nel lungo intervallo tra il finanziamento, la rendicontazione europea e l’effettiva disponibilità del servizio.
La Regione Puglia dovrebbe spiegare quali verifiche sono state eseguite, in quali date sono state effettuate le certificazioni, quale era lo stato reale dell’opera al momento della rendicontazione e per quale ragione un investimento considerato finanziariamente concluso non ha, ancora, prodotto gli effetti attesi. Il vero paradosso è che l’Europa ha già chiuso i conti, mentre il territorio aspetta ancora di poter aprire una connessione con il proprio futuro.
