La rivoluzione introdotta dall’assessore regionale alla Saanità, Donato Pentassuglia, su prescrizioni e analisi diventa terreno di nuovo scontro politico. Fratelli d’Italia boccia senza appello la «Fase due» del Piano regionale e accusa la giunta Decaro di rischiare di intervenire sui numeri più che sulle attese reali dei cittadini. A firmare la nota è il presidente del gruppo, Paolo Pagliaro, insieme ai consiglieri. L’attacco parte dalle nuove regole sulle prescrizioni: «Per far diminuire le liste d’attesa, si fanno sparire le richieste. Complimenti al mago Decaro», scrivono in una nota.
Secondo FdI, prevedere finestre temporali molto ristrette (5 o 10 giorni per la scadenza di una ricetta a seconda dei vari codici) per alcune prestazioni potrebbe determinare un effetto paradossale: una richiesta non prenotata entro il termine, finirebbe per uscire dal conteggio. Il rischio, secondo il gruppo, è che il paziente debba tornare dal medico di famiglia, ottenere una nuova prescrizione e ricominciare da capo il percorso attraverso il Cup. La critica investe anche il costo dell’operazione. La seconda fase del Piano richiede 20 milioni di euro, dopo i 15 milioni destinati alla prima tranche. Per FdI, però, il parametro decisivo non dovrebbe essere soltanto il numero delle prestazioni recuperate, ma la concreta diminuzione dei giorni necessari per ottenere una visita o un esame.
E proprio su questo dato, sostiene il gruppo, mancherebbe ancora una fotografia sufficientemente chiara. Nel mirino finiscono così anche le 157.176 prestazioni indicate come recuperate nella prima fase. I consiglieri chiedono di sapere quante siano state realmente erogate e quante, invece, eliminate attraverso il recall perché non più necessarie, già effettuate privatamente o abbandonate dagli utenti. Una distinzione che, nella lettura dell’opposizione, sarebbe fondamentale per valutare l’efficacia dell’intervento. Altro capitolo riguarda il personale. L’incremento delle ore attraverso prestazioni aggiuntive viene considerato da Fratelli d’Italia un punto critico, alla luce dei carichi di lavoro già sostenuti da medici e operatori.
La domanda posta alla Regione è diretta: con quali risorse umane verrà garantito l’aumento dell’attività e come saranno rispettati i limiti sull’orario e sul lavoro straordinario? FdI solleva inoltre dubbi sulle Case di comunità, indicate tra gli strumenti del nuovo modello organizzativo: «Quante sono realmente operative?», chiedono i consiglieri, mettendo in discussione la possibilità di considerarle già pienamente disponibili per alleggerire la pressione sulla rete ospedaliera. Non manca infine una contestazione sul sistema dei controlli. A verificare l’attuazione del Piano saranno le Asl, ma proprio la gestione delle aziende sanitarie è da tempo al centro delle critiche del partito, che rivendica la richiesta di convocare in Commissione i vertici per esaminare conti e bilanci. Secca arriva la replica del Pd: «Ma perchè strumenti e meccanismi utilizzati anche in altre regioni amministrate dal centrodestra diventano improvvisamente inaccettabili quando vengono applicati in Puglia?». E ancora: «A volte sembra che per FdI la Puglia sia uno stato a parte».
