Dalla Capitanata al Salento, passando per Bari, Bat, Brindisi e Taranto, la pressione criminale sull’ambiente marino resta altissima. Nel 2025 la Puglia è seconda in Italia per reati costieri, con 2.599 violazioni accertate lungo le coste pugliesi, secondo Mare Monstrum 2026 di Legambiente: la regione è seconda nella classifica nazionale, dietro la Campania (4.002) e davanti a Sicilia (2.448) e Calabria (1.929).
Le quattro regioni concentrano complessivamente il 53,6% dei reati costieri italiani. Il dato pugliese diventa ancora più significativo guardando ai singoli fenomeni. Il primo fronte è quello dell’inquinamento, con 884 reati nel 2025: la Puglia è seconda in Italia e registra il valore più alto delle sanzioni, oltre 28,5 milioni di euro. Il secondo fronte è il ciclo illegale del cemento, con 953 reati, pari al 15,4% del totale nazionale. Seguono pesca illegale e violazioni del Codice della navigazione.
Il precedente
Il confronto con la fotografia provinciale più recente disponibile, quella 2024, mostra dove la pressione del cemento era già particolarmente forte. Lecce contava 170 reati, Bari 169, Foggia 166 e Brindisi 48. Lecce, Bari e Foggia erano rispettivamente quarta, quinta e sesta provincia italiana per questo tipo di reati. Foggia, inoltre, nel quadro complessivo 2024 risultava tra le province italiane più colpite, con 514 reati ambientali costieri. Bari raggiungeva 724 infrazioni nel medesimo quadro provinciale riportato dalle fonti locali.
Sono numeri che raccontano due emergenze differenti: il Gargano e la Capitanata alle prese con abusivismo, consumo del suolo e pressione sul demanio; Bari e il suo litorale con una forte densità di fenomeni illegali; il Salento alle prese con la trasformazione crescente della costa. Per Brindisi e Taranto, così come per Barletta-Andria-Trani, il nuovo report regionale 2026 non offre al momento una tabella pubblica con il dettaglio 2025 per settore. È dunque impossibile attribuire loro numeri precisi senza rischiare di costruire dati non verificati. Il dato regionale, però, parla chiaro: l’emergenza attraversa l’intero arco costiero pugliese.
«Anche quest’anno Mare Monstrum ci lascia uno spaccato della situazione pugliese estremamente grave», afferma Daniela Salzedo, presidente di Legambiente Puglia. La dirigente ambientalista richiama il doppio attacco alle coste: da una parte il naturale dissesto legato all’azione del mare, dall’altra «un impatto antropico importante che sta cambiando in maniera irreversibile l’aspetto delle nostre coste». Nel mirino ci sono soprattutto «i tanti fenomeni di abusivismo» e l’inquinamento.
Per Salzedo, i 2.599 reati devono spingere la Regione a rafforzare l’azione sulla legalità, attraverso maggiore sensibilizzazione nelle scuole e nelle città e una collaborazione più stretta tra istituzioni, giovani e famiglie. La Puglia, dunque, non può leggere quei 2.599 reati come una semplice statistica. Sono la somma delle ferite aperte lungo sei province e migliaia di chilometri di costa: un patrimonio che rischia di essere consumato più velocemente di quanto le istituzioni riescano a proteggerlo.
