Trecento milioni di euro sono una montagna di soldi. Il problema è capire se, sotto quella montagna, siano ricresciuti gli ulivi. Francesco Lollobrigida, ospite dell’evento «La Ripartenza» di Nicola Porro, non usa il linguaggio felpato dei tavoli istituzionali. Sulla gestione pugliese della Xylella pronuncia una frase destinata ad aprire un caso: «Avremo tempo e modo per verificare come Emiliano ha sprecato i soldi sulla Xylella». Un’accusa, naturalmente, non ancora una sentenza. Ma contiene la domanda che la Regione continua a evitare dietro percentuali, piani e comunicati: che cosa hanno prodotto realmente le risorse pubbliche?
I soldi e gli ulivi
L’amministrazione pugliese rivendica che il Piano straordinario da 300 milioni abbia superato l’86 per cento delle risorse impegnate e l’80 per cento di quelle erogate. Secondo l’assessore regionale all’Agricoltura Francesco Paolicelli, gli interventi avrebbero sostenuto migliaia di aziende, favorito i reimpianti con varietà resistenti e finanziato il contenimento dell’insetto che trasmette la Xylella. Tutto bene, dunque? Non proprio. Perché «impegnare» denaro significa avviare una procedura amministrativa; «erogarlo» significa trasferirlo. Nessuno dei due verbi, da solo, dimostra che un’impresa sia tornata a produrre reddito. Servono numeri più precisi: quanti ettari sono stati rigenerati? Quanti ulivi sono stati ripiantati? Quanti agricoltori sono tornati a vivere della propria terra? Il resto appartiene alla contabilità della burocrazia, non necessariamente all’economia reale, al «popolo». La stessa Regione ha inoltre stanziato 5 milioni per aiutare Comuni e Province a eseguire le lavorazioni obbligatorie contro il vettore della Xylella. Gli interventi dovevano coinvolgere terreni, aree incolte, bordi stradali, canali e superfici pubbliche. Anche qui, però, dopo la scadenza dei termini occorre sapere quanti lavori siano stati realmente eseguiti, quanti controlli effettuati e quante inadempienze contestate.
La guerra dell’olio
C’è poi il piccolo giallo della liquidità. L’assessore regionale all’Agricoltura Francesco Paolicelli ha chiesto pubblicamente misure immediate per sostenere le aziende olivicole in crisi. La questione è stata portata a giugno alla Commissione Politiche agricole della Conferenza delle Regioni, su iniziativa di Puglia e Calabria. Lollobrigida, però, racconta un’altra scena: «Paolicelli, chiede di fornire strumenti per garantire liquidità agli agricoltori? Eravamo insieme venerdì e non mi ha detto nulla». Qualcuno dovrà spiegare se siamo davanti a un problema di comunicazione o alla solita politica dell’annuncio: molto efficace sui giornali, un po’ meno ai tavoli dove si decide. Intanto la crisi non aspetta. Nei primi dieci giorni della campagna straordinaria voluta dal ministero, l’Icqrf ha controllato cinque milioni di chili di olio e sequestrato merce per 10,3 milioni di euro. Sono dati nazionali e occorrerà chiarire quale quota riguardi la Puglia, ma mostrano quanto il mercato dell’olio sia esposto a frodi, false indicazioni e concorrenza sleale. Gli agricoltori pugliesi pagano due volte: prima perdono gli alberi per la Xylella, poi devono competere con chi vende prodotti di qualità inferiore sfruttando l’immagine dell’extravergine italiano. A loro non servono conferenze stampa o annunci social. Servono liquidità, controlli e soprattutto una risposta alla domanda lasciata sul tavolo da Lollobrigida: dopo 300 milioni di euro, dov’è la rigenerazione promessa?
