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Irpef, la Puglia in fondo alla classifica: meno tasse, ma anche redditi più bassi

Nel capoluogo pugliese si versano mediamente 4.838 euro di Irpef contro i 5.788 della media nazionale. A Milano si arriva a 9.066 euro

Irpef, la Puglia in fondo alla classifica: meno tasse, ma anche redditi più bassi
Un modello 730 (foto di repertorio – ANSA)

In Puglia si pagano meno tasse rispetto al resto d’Italia. Ma dietro quello che potrebbe sembrare un vantaggio fiscale si nasconde una realtà meno incoraggiante: i pugliesi versano meno Irpef perché guadagnano meno. Nessuna delle sei province raggiunge la media nazionale, né per reddito dichiarato né per imposta versata. È la fotografia scattata dall’Ufficio studi della Cgia di Mestre, che ha elaborato i dati del ministero dell’Economia relativi al 2024, confrontando le 107 province italiane.

A guidare la graduatoria regionale è Bari, dove ogni contribuente versa mediamente 4.838 euro di Irpef a fronte di un reddito dichiarato di 22.297 euro. La provincia occupa il 71esimo posto nazionale, lontana dai 5.788 euro di imposta e dai 25.816 euro di reddito delle rispettive medie italiane. Nelle altre province il divario si allarga. Taranto è al 90esimo posto, con un’Irpef media di 4.345 euro e un reddito dichiarato di 20.804 euro. Segue Lecce, 92esima, con 4.229 euro di imposta su 19.688 euro di reddito. Più indietro Brindisi, 98esima con 4.019 euro di Irpef e 19.869 euro di reddito. Chiudono la classifica pugliese la Bat, 101esima con 3.917 euro di imposta e 18.723 euro di reddito, e Foggia, 103esima su 107 province, con 3.899 euro di Irpef e 18.749 euro dichiarati.

Irpef, la Puglia in fondo alla classifica: meno tasse, ma anche redditi più bassi
Nell’infografica, Irpef e redditi nelle sei province pugliesi (Fonte: Cgia di Mestre)

Il confronto con le aree più ricche del Paese è impietoso. A Milano, prima nella graduatoria nazionale, ogni contribuente versa mediamente 9.066 euro di Irpef su un reddito di 34.803 euro. Oltre 16mila euro di reddito in più rispetto alla Bat e a Foggia. Anche Bari, prima in Puglia, resta sotto la media italiana.

La spiegazione sta nel carattere progressivo del sistema fiscale: all’aumentare del reddito cresce anche il prelievo. Per questo, sottolinea la Cgia, le province dove si pagano meno tasse coincidono generalmente con quelle dove si guadagna meno. La posizione della Puglia nella graduatoria riflette dunque una debolezza strutturale dei redditi, non un particolare vantaggio per i contribuenti.

L’indagine misura anche la platea dei contribuenti. In provincia di Bari sono 850.680, sesto dato nazionale: 471.722 dichiarano redditi da lavoro dipendente, 273.040 da pensione e 35.700 da lavoro autonomo. Lecce conta 538.388 contribuenti, Foggia 394.328, Taranto 375.421, Brindisi 264.230 e la Bat 245.358. In totale, nelle sei province pugliesi, sono oltre 2,6 milioni.

Intanto, a livello nazionale, il peso del fisco continua a crescere. Secondo la Cgia, nel 2026 la pressione fiscale dovrebbe raggiungere il 43 per cento del Pil, il livello più alto degli ultimi dieci anni, contro il 42,9 per cento del 2025. Eppure, le misure adottate negli ultimi quattro anni hanno alleggerito il carico su famiglie, autonomi e microimprese per 33,3 miliardi di euro. Il maggiore gettito è arrivato soprattutto dall’aumento degli occupati e dai prelievi su banche, assicurazioni e grandi imprese.

Per la Puglia il dato decisivo resta la minore capacità di produrre reddito. Finché il divario non sarà colmato, le ultime posizioni nella classifica dell’Irpef saranno più un segnale di fragilità economica che una buona notizia per i contribuenti.