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L’inchiesta sugli appalti nell’Asl Bari, la legge dei “regalini”: «Senza favori non si lavorava»

Tangenti in contanti, impieghi nelle case private, costi gonfiati e pagamenti accelerati: i magistrati ricostruiscono il sistema di “agevolazioni”

L’inchiesta sugli appalti nell’Asl Bari, la legge dei “regalini”: «Senza favori non si lavorava»

«Se non davi il regalino, che succedeva?». «Non ti fanno lavorare più, credo». È uno degli scambi tra i magistrati e un imprenditore coinvolto nell’inchiesta sugli appalti della Asl Bari. Una risposta accompagnata dalla precisazione di non averne certezza, ma che restituisce la percezione di un sistema nel quale denaro e favori avrebbero potuto rappresentare una condizione per continuare a ottenere commesse pubbliche. È anche attraverso queste dichiarazioni che gli investigatori hanno ricostruito il presunto meccanismo corruttivo: tangenti in contanti, lavori nelle abitazioni private, forniture di materiali e manodopera. In cambio, secondo l’accusa, affidamenti agevolati, costi maggiorati e fatture liquidate più rapidamente. Un film già visto.

Il prossimo passaggio è fissato per il 26 e 27 ottobre, quando i tredici indagati destinatari delle nuove richieste cautelari compariranno davanti al gip Giuseppe Montemurro per gli interrogatori preventivi. La Procura ha chiesto sette arresti domiciliari e sei misure interdittive. Soltanto dopo aver ascoltato le difese il giudice deciderà se accogliere le richieste.

Nelle 133 pagine della richiesta cautelare viene ricostruita una rete di rapporti tra funzionari pubblici e imprenditori che avrebbe condizionato l’assegnazione e la gestione di numerose commesse. Non soltanto episodi isolati, dunque, ma un meccanismo che, nell’ipotesi investigativa, avrebbe consentito ad alcune imprese di ottenere affidamenti e pagamenti accelerati in cambio di benefici personali.

Uno dei capitoli più significativi riguarda 115mila euro in contanti, ritenuti dagli investigatori provento di precedenti episodi corruttivi. Il denaro sarebbe stato affidato da un funzionario pubblico a un imprenditore perché venisse nascosto, prima di essere trasferito e suddiviso tra diversi soggetti. Una parte, 60mila euro, sarebbe finita a Noci; altri 55mila ad Altamura, dopo un primo passaggio da Ruvo di Puglia. Durante le perquisizioni, secondo gli atti, sarebbero stati recuperati 57mila euro. Per la Procura, custodire quelle somme avrebbe contribuito a consolidare rapporti privilegiati tra imprenditori e funzionari.

Un altro filone riguarda sedici commesse pubbliche affidate tra il 2021 e il 2024 ad una ditta per un valore complessivo di circa 836mila euro. Secondo l’accusa, una quota pari al dieci per cento, quasi 84mila euro, sarebbe stata destinata a remunerare presunti favori nell’assegnazione dei lavori e nella liquidazione delle fatture. Al centro degli accertamenti figurano anche rapporti familiari tra personale di Sanitaservice e soggetti legati alla gestione dell’impresa.

Le presunte contropartite, tuttavia, non sarebbero state soltanto economiche. Gli investigatori hanno ricostruito episodi nei quali imprese impegnate in lavori pubblici avrebbero eseguito gratuitamente interventi in immobili privati riconducibili a funzionari. Tra le utilità contestate figurano una vetrata panoramica del valore di 10mila euro, opere edili, impianti elettrici e forniture di arredi. In alcuni casi, secondo la Procura, i costi di questi benefici sarebbero stati compensati attraverso maggiorazioni delle voci di spesa previste per gli appalti pubblici.

L’inchiesta coinvolge complessivamente 17 persone, quattro delle quali già destinatarie di misure nel procedimento originario e non interessate dalle nuove richieste cautelari. Intanto la Asl Bari ha sospeso quattro dipendenti, due dell’azienda sanitaria e due di Sanitaservice, avviando i procedimenti disciplinari.