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Sanità, gli Irccs pugliesi senza comitati di controllo: FdI sferra l’attacco a Decaro

A sparare ad alzo zero il senatore di Fratelli d’Italia Filippo Melchiorre e il consigliere regionale Tommaso Scatigna

Sanità, gli Irccs pugliesi senza comitati di controllo: FdI sferra l’attacco a Decaro

La guerra delle nomine nella sanità pugliese esce dalle stanze della politica e diventa terreno di scontro aperto. All’indomani del nostro articolo sui CIV (Comitato di indirizzo e verifica) ancora incompleti degli IRCCS Giovanni Paolo II di Bari e «Saverio de Bellis» di Castellana Grotte, il centrodestra si fionda sulla vicenda e attacca frontalmente la giunta Decaro. Ma quella dei Comitati di indirizzo e verifica rischia di essere soltanto la punta dell’iceberg di un risiko che attraversa IRCCS, Asl e società in house. A sparare ad alzo zero il senatore di Fratelli d’Italia Filippo Melchiorre e il consigliere regionale Tommaso Scatigna. «La sanità non può essere ostaggio delle faide politiche. Decaro pensi ai pugliesi», accusano.

A tre mesi dall’insediamento dei nuovi direttori generali, sottolineano i due esponenti di FdI, i CIV dell’Oncologico e del De Bellis sono ancora privi dei componenti necessari. Un vuoto tutt’altro che formale, perché proprio con i CIV i vertici degli istituti devono condividere indirizzi e obiettivi strategici. «Il CIV non è una poltrona da assegnare per soddisfare gli equilibri delle correnti», affondano Melchiorre e Scatigna, che evocano il «manuale Cencelli» e chiedono al presidente Antonio Decaro e all’assessore alla Sanità Donato Pentassuglia tempi certi, criteri trasparenti e pubblicazione dei curricula. L’accusa politica è pesante: mentre medici e infermieri fanno i conti con carenze di personale e liste d’attesa, la Regione sarebbe impantanata nelle spartizioni. Dal Palazzo del Lungomare, per ora, nessuna replica. L’orientamento sarebbe quello di chiudere la partita alla ripresa dell’attività politico-amministrativa di settembre. Ma il dossier delle nomine è molto più largo.

A Foggia resta infatti appesa la scelta del nuovo vertice di Sanitaservice, intrecciata agli equilibri della Asl. Dietro le quinte il braccio di ferro sarebbe tra l’assessore regionale ai Trasporti Raffaele Piemontese e la consigliera M5S, già assessora, Rosa Barone. Piemontese spingerebbe per la conferma dell’amministratore uscente Angelo Tomaro; Barone punterebbe invece sul professor Massimo Russo, già amministratore della società, in passato vicino all’ex assessore Leonardo Di Gioia e successivamente transitato nell’area pentastellata. E un altro focolaio si accende a Brindisi. La nomina di Stefano Rossi alla guida della Asl, già bersagliata dal centrodestra, potrebbe essere soltanto il primo tempo della partita. Rossi si insedierà ufficialmente il primo settembre e uno dei primi dossier che troverà sulla scrivania sarà quello della direzione sanitaria. Il nuovo direttore generale guarderebbe a una soluzione interna e vorrebbe puntare sulla dottoressa Elisabetta Esposito, attualmente alla guida del Patrimonio e con un percorso professionale iniziato proprio al fianco di Rossi. Ma sulla scelta si registrerebbero sensibilità differenti.

Un esponente di peso del Pd brindisino, con un ruolo di primo piano a livello regionale, sarebbe orientato verso una soluzione diversa: una dirigente considerata vicina a Maurizio Friolo, manager di lungo corso della sanità pugliese e oggi direttore generale dell’Asm di Matera. Dai CIV degli IRCCS a Foggia, fino alla nuova squadra della Asl di Brindisi, restano dunque diverse caselle da riempire. Settembre sarà il mese in cui molti di questi nodi dovranno necessariamente arrivare al pettine. E sarà allora che si capirà se le diverse indicazioni maturate nelle ultime settimane troveranno una sintesi o se gli equilibri tra territori, partiti e sensibilità interne continueranno a rallentare il completamento della nuova governance sanitaria pugliese.