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Incentivi alle imprese in Puglia, Fratelli d’Italia al contrattacco: «Giù le mani dai fondi Jtf per Taranto»

Sale la pressione del centrodestra sulla giunta Decaro e si concentra su due dossier chiave per dare una scossa all'economia pugliese: incentivi alle imprese e rimodulazione del Just Transition Fund per Taranto. L’appello è chiaro, stante la crisi cavalcante: sbloccare le misure ferme e riportare le risorse sui territori più esposti alla crisi industriale. Nel…
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Sale la pressione del centrodestra sulla giunta Decaro e si concentra su due dossier chiave per dare una scossa all’economia pugliese: incentivi alle imprese e rimodulazione del Just Transition Fund per Taranto. L’appello è chiaro, stante la crisi cavalcante: sbloccare le misure ferme e riportare le risorse sui territori più esposti alla crisi industriale. Nel mirino finisce l’intesa sull’idrogeno tra Puglia e Alto Adige, al centro dell’incontro tra l’assessore allo Sviluppo economico, Eugenio Di Sciascio e il vicepresidente altoatesino Daniel Alfreider.

Per Fratelli d’Italia il rischio è concreto: dirottare fondi del Jtf verso progetti interregionali, allontanandoli dalle esigenze produttive, ambientali e occupazionali dell’area di Taranto. Da qui l’interrogazione urgente presentata in Consiglio regionale per chiedere una rimodulazione immediata del programma e un confronto diretto con istituzioni locali, imprese – soprattutto quelle che vogliono investire – e sindacati. La richiesta politica è di rimodulare gli aiuti e riportare il baricentro degli interventi sul territorio ionico, sostenendo filiere come artigianato, turismo sostenibile, economia verde, gestione dei centri sportivi, noleggio aerei e mezzi navali, agroalimentare.

In sostanza, trasformare il Jtf in uno strumento realmente operativo per accompagnare la transizione industriale senza lasciare indietro lavoratori e imprese. Ma il fronte si allarga. A incalzare la giunta è anche il consigliere del gruppo Misto, Luigi Lobuono, che punta il dito contro lo stallo degli incentivi regionali finanziati con il PR Puglia Fesr-Fse 2021-2027. I numeri pesano: su 4.450 pratiche tra PIA, MiniPIA e Contratti di Programma, solo 390 risultano istruite in oltre due anni e mezzo. Oltre 4.000 domande restano in attesa. Una paralisi aggravata dalla decisione della Regione, lo scorso 3 marzo, di sospendere la ricezione di nuove istanze.

Una misura definita temporanea, ma che secondo le opposizioni rischia di trasformarsi in un blocco di fatto, con effetti diretti su investimenti e occupazione. L’attacco è politico ma anche tecnico: servono tempi certi, personale rafforzato per smaltire le pratiche e soprattutto risposte immediate alle imprese. Perché, avverte Lobuono, con l’attuale ritmo servirebbero oltre vent’anni per chiudere le istruttorie pendenti. Il nodo, dunque, è duplice: da un lato la destinazione delle risorse strategiche del Jtf, dall’altro la capacità amministrativa della Regione di tradurre i fondi europei in misure concrete. Due partite che si intrecciano e che ora diventano terreno di scontro politico. Sullo sfondo, la stessa domanda: la Puglia è davvero pronta a sostenere la transizione economica senza rallentare lo sviluppo?

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