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In Puglia un quarto di chi cerca lavoro non si presenta ai colloqui

In Puglia un quarto di chi cerca lavoro non si presenta ai colloqui

In Puglia solo il 25 per cento delle selezioni di personale va a vuoto per la mancata presenza del candidato al colloquio. È la percentuale più bassa d’Italia e, stando ai dati elaborati dall’Ufficio studi della Cgia (Associazione artigiani), si colloca al di sotto della media nazionale, che nel 2025 ha raggiunto il 30,2 per cento. Una situazione che, a prima vista, potrebbe apparire incoraggiante. Tuttavia, basta allargare lo sguardo ad altri indicatori per scoprire uno dei principali paradossi del mercato del lavoro regionale.

Se da una parte le imprese pugliesi trovano più facilmente persone disposte a partecipare alle selezioni, dall’altra la regione continua a convivere con livelli di disoccupazione nettamente superiori alla media del Paese. Secondo i report Istat, infatti, nel 2025 il tasso di disoccupazione in Puglia si è attestato al 10 per cento, contro il 6,1 per cento nazionale. La fotografia scattata dalla Cgia evidenzia inoltre una frattura sempre più marcata tra le diverse aree del Paese. Mentre la Puglia registra il minor numero di colloqui deserti, il fenomeno raggiunge livelli record nelle regioni del Nord, come Valle d’Aosta e Trentino-Alto Adige, dove la carenza di manodopera è diventata una delle principali preoccupazioni per le imprese. Il trend è cresciuto rapidamente negli ultimi anni. Nel 2017 le assunzioni saltate per assenza di candidati erano meno di 400mila in tutta Italia e nel 2025 hanno superato quota 1,7 milioni. Un cambiamento che racconta un mercato del lavoro profondamente trasformato.

Le ragioni sono diverse. I giovani valutano sempre più attentamente qualità della vita, flessibilità e possibilità di crescita professionale, rinunciando spesso a offerte considerate poco attrattive. A pesare sono anche il calo demografico e il disallineamento tra le competenze richieste dalle aziende e quelle disponibili sul mercato. In Puglia, però, a questi fattori si aggiunge una criticità storica: la scarsità di opportunità lavorative stabili e qualificate. Ecco allora che, come evidenzia il report Istat, solo riducendo il divario tra competenze disponibili e richieste del mercato sarà possibile trasformare la disponibilità di lavoratori in un motore di sviluppo duraturo.