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Nucleare, tra nuove tecnologie e scorie da smaltire: 15 i siti tra Puglia e Basilicata

Fra i 51 siti individuati da Sogin, 15 sono fra Puglia e Basilicata. Il deposito nazionale dovrà essere realizzato entro il 2039

Nucleare, tra nuove tecnologie e scorie da smaltire: 15 i siti tra Puglia e Basilicata

L’iter parlamentare è ancora in corso ma il governo nazionale ha impresso una decisa accelerazione nella direzione del ritorno al nucleare. La Camera ha infatti approvato il disegno di legge delega Pichetto Fratin che prevede di disciplinare entro l’anno la produzione di energia da fonte nucleare sostenibile, la ricerca sulla fusione e la gestione dei rifiuti radioattivi. La stessa presidente del consiglio Giorgia Meloni ha spiegato che «non si tratta di grandi centrali tradizionali ma di piccoli reattori modulari di terza generazione avanzata e di quarta generazione».

Nella sostanza impianti più sicuri che dovrebbero, seppur con tempistiche tutte ancora da definire, attenuare la crisi energetica in atto e renderci autonomi dagli approvvigionamenti esteri. Le centrali nucleari di prima generazione sono quelle a fissione costruite immediatamente dopo la Seconda Guerra Mondiale.

Gli impianti di seconda generazione sono i più diffusi al mondo. Funzionano a fissione, da 440 fino a 1500 gigawatt. Quelli che sono stati chiusi in Italia nell’87 (a Caorso, Trino Vercellese, Latina e Garigliano) erano di questo tipo. La terza generazione di centrali è quella più recente, nata dopo Fukushima. È sempre a fissione, con una sicurezza rafforzata. Si tratta di impianti molto costosi ma anche molto potenti, sui 1.600 megawatt, per sfruttare le economie di scala. I reattori di terza generazione avanzata sono di piccole dimensioni, raffreddati ad acqua, costruiti in moduli separati, e poi installati da soli o in batteria in una centrale. Ogni modulo produce dai 100 ai 400 megawatt. La quarta a generazione è quella degli Advanced Modular Reactor: reattori modulari a fissione ma raffreddati a piombo liquido, sodio o sali fusi. In caso di guasto, si spengono da soli. Infine, c’è la fusione nucleare: produrre energia dalla fusione dell’idrogeno, come avviene nel sole. Ci sono vari progetti avviati nel mondo, ma la tecnologia è ancora tutta da sperimentare.

A distanza di quasi 40 anni dallo spegnimento dell’ultimo reattore, resta il problema dello smaltimento degli oltre 31.000 metri cubi di scorie prodotte in passato e derivanti, oltre che della centrali dismesse, da attività mediche, industriali e di ricerca. Nel 2023 il governo nazionale ha individuato 51 aree potenzialmente idonee in Italia per ospitare il deposito nazionale di questi rifiuti radioattivi. I siti sono distribuiti in sei regioni italiane: Lazio, Basilicata, Sardegna, Piemonte, Puglia, Sicilia. I 15 appulo-lucani si trovano nei territori di Altamura, Gravina, Laterza, Matera, Montalbano Jonico, Bernalda, Montescaglioso, Genzano di Lucania, Irsina. La selezione è avvenuta sulla base di rigidi parametri tecnici eseguiti da Sogin, la Società pubblica specializzata nel settore nucleare che si occupa del decommissioning degli impianti. L’Italia dovrà dotarsi del deposito entro il 2039.