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I riflessi regionali con la nuova legge elettorale, scenari e prospettive: Pd e FdI puntano a 4-6 seggi alla Camera

All’indomani del deposito in Parlamento della bozza per la nuova legge elettorale, i partiti accelerano l’analisi per decifrare scenari e prospettive. L’intesa raggiunta dagli «sherpa» del centrodestra durante il vertice a via della Scrofa, sede di Fratelli d’Italia, appare acquisita. Nonostante gli annunci di emendamenti da parte di FdI e Noi Moderati per reintrodurre le…
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All’indomani del deposito in Parlamento della bozza per la nuova legge elettorale, i partiti accelerano l’analisi per decifrare scenari e prospettive. L’intesa raggiunta dagli «sherpa» del centrodestra durante il vertice a via della Scrofa, sede di Fratelli d’Italia, appare acquisita. Nonostante gli annunci di emendamenti da parte di FdI e Noi Moderati per reintrodurre le preferenze, il testo è considerato dai più come «definitivo». L’assetto previsto nella bozza prevede oltre all’assenza delle preferenze, l’invarianza dei collegi. Una struttura che limita drasticamente i posti da capolista, rendendoli di fatto gli unici «blindati» con elezione certa.

La blindatura riguarderà soprattutto i partiti maggiori, sicuri di ottenere almeno un seggio in ogni circoscrizione. Secondo esponenti della maggioranza, le possibilità di modifiche parlamentari sono minime: la compattezza dimostrata in passate riforme costituzionali, come quella sulla Giustizia, prossima al referendum confermativo, fa ipotizzare un iter lineare anche per questa legge ordinaria. In Puglia, intanto, è già scattata la corsa al calcolo delle probabilità. Ci saranno, quindi, quattro posti da capolista alla Camera e per ora uno al Senato.

Il Pd

In questo quadro, il Partito Democratico guarda con ottimismo ai risultati delle scorse regionali: i dem potrebbero puntare a quattro eletti alla Camera, aprendo la strada ad almeno una «new entry» rispetto agli attuali tre deputati. Tuttavia, le proiezioni più ambiziose degli analisti di flussi elettorali ipotizzano per il Pd almeno sei parlamentari.

I meloniani

Numeri analoghi sono l’obiettivo di Fratelli d’Italia, che deve però gestire la ricollocazione dei suoi sei uscenti. Anche se in molti sostengono possibili incrementi. Per le altre forze politiche resterà la sfida per spartirsi i seggi disponibili che lascerebbero le due corazzate.

I leader locali

In questo scenario, un fattore determinante sarà il peso dei leader locali: esponenti politici capaci di drenare decine di migliaia di preferenze, concentrati anch’essi in Fdi e Pd. Mentre, senza più i collegi uninominali, la partita si giocherà interamente sul proporzionale e anche in questo contesto, il traino dei leader nazionali favorirà sensibilmente FdI, PD, con l’aggiunta del Movimento 5 Stelle, rischiando di fagocitare le formazioni minori. Se la legge dovesse passare senza scossoni, l’effetto immediato sarà una polarizzazione estrema, trasformando la competizione in uno scontro diretto tra i due principali poli del Paese e soprattutto tra i due partiti maggiori.

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