«In un momento di pressione abitativa senza precedenti, lavoriamo perchè la casa sia un diritto di tutti». L’architetto Massimo Giuntoli, consigliere Cnel e coordinatore del gruppo di lavoro intercommissioni “Piano nazionale di edilizia pubblica e sociale” che sta riscrivendo le regole dell’abitare in Italia, parte da un punto fermo: rimettere mano in maniera integrata ad una legge urbanistica nazionale, la n. 1.150, che risale addirittura al 1942, prima del referendum tra Monarchia e Repubblica.
Il Cnel riceve il mandato dalla politica di preparare disegni di legge da sottoporre al Parlamento. Due in particolare in questi giorni interessano anche la Puglia.
«E’ così e, vista l’emergenza, ci auguriamo un rapido iter parlamentare. Il primo prevede la possibilità di rigenerare e rendere attrattivi i territori interni e montani, rafforzandone i servizi essenziali; il secondo il recupero, la riqualificazione e la valorizzazione del patrimonio immobiliare inutilizzato o abbandonato. I territori del’entroterra pugliese, come di altre regioni, si svuotano chiaramente a causa della crisi demografica, ma soprattutto perchè non ci sono servizi. Non devono invece mancare sanità, welfare, istruzione, mobilità e connettività digitale. In ques’’ottica interviene anche il concetto della cosiddetta città dei 15 minuti»
Cioè?
«E’ un concetto che si sta adottando sempre di più nella pianificazione urbanistica e livello europeo. E’ la città in cui cittadini possono raggiungere servizi essenziali in massimo 15 minuti a piedi o in bicicletta dalla propria abitazione. Se tarato sui centri più grandi, prevede la trasformazione delle città metropolitanee in aree policentriche, riducendo l’uso dell’auto, l’inquinamento e lo stress, migliorando al contempo la qualità della vita e la coesione sociale».
Per quanto riguarda invece il Ddl sul patrimonio immobiliare inutilizzato?
«L’idea di fondo è quella di rafforzare l’indirizzo volto a privilegiare il riuso, rispetto alla nuova edificazione. Intanto, con l’aiuto del Politecnico di Torino, stiamo mettendo mano a un piano organico che sarà pronto entro l’estate e che disciplinerà l’intera materia edilizia su tre direttrici: piano casa, housing e locazioni brevi».
La Puglia ha un patrimonio di edilizia popolare e sociale vecchio. Nel piano è previsto qualcosa?
«L’emergenza casa non è uguale in tutti i territori. Io mi auguro e auspico che, quando queste leggi saranno declinate a livello locale, non si pensi all’edilizia come a un settore astratto da tutti gli altri. L’edilizia che verrà deve tenere conto della natalità, dell’aspettativa di vita della popolazione, ma anche di aspetti sociali, culturali, di lavoro. Penso, solo per fare due esempi pratici, all’emergenza abitativa di tipo lavorativo per i braccianti agricoli che ci può essere nel Foggiano, molto diversa da quella di tipo turistico-ricettiva di Gallipoli. Qui deve essere brava la politica locale».
La Puglia vanta forse una delle prime forme di co-housing della storia con i suoi trulli: ossia case piccole, modulari, che si potevano collegare tra loro in caso di allargamento della famiglia e avevano le piazzette quale luogo fisico di condivisione. Un sistema di costruzione che però stenta a decollare oggi?
«Vista la composizione delle famiglie di oggi, solitamente coppia più un figlio o massimo due, e la difficoltà di avere accesso a una casa di proprietà dotata di tutti i comfort, il co-housing è destinato ad essere il futuro. Sono certo che si affermerà al di là dell’impiego oggi legato solo all’ambito sociale dell’assistenza».










