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Trasporti, energia e consumo di suolo: così la Puglia usa le risorse del futuro

La Puglia è tra le regioni italiane con il più alto tasso di suolo artificializzato: 818 ettari consumati in un solo anno, terzo dato nazionale dopo Emilia-Romagna e Lombardia. Un indicatore che pesa ancora di più nel mese in cui l’Italia ha già esaurito il proprio capitale naturale annuale. Dal 3 maggio, infatti, il nostro…
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La Puglia è tra le regioni italiane con il più alto tasso di suolo artificializzato: 818 ettari consumati in un solo anno, terzo dato nazionale dopo Emilia-Romagna e Lombardia. Un indicatore che pesa ancora di più nel mese in cui l’Italia ha già esaurito il proprio capitale naturale annuale. Dal 3 maggio, infatti, il nostro Paese è entrato in deficit ecologico (quando l’impronta ecologica umana supera la biocapacità della terra di rigenerare le risorse naturali).

Basti pensare che in appena quattro mesi ha consumato tutte le risorse che gli ecosistemi nazionali sono in grado di rigenerare in dodici mesi. A rilanciare l’analisi è «Diagram Group», realtà italiana specializzata in soluzioni digitali e tecnologiche per il settore agroalimentare, attiva nei servizi per l’innovazione agricola, nella gestione dei dati e nei sistemi di Agricoltura 4.0. Secondo il gruppo, fino a fine anno, l’Italia vivrà utilizzando risorse future e sovrasfruttando il capitale naturale globale.

Si tratta del cosiddetto «Overshoot Day», la data simbolica che misura il rapporto tra consumi e capacità rigenerativa dell’ambiente. Se l’intera popolazione mondiale adottasse gli stessi modelli di consumo e produzione italiani, servirebbero circa 2,7 pianeti Terra per sostenersi. Per la Puglia il tema assume un valore ancora più concreto. Regione a forte vocazione agricola, vede progressivamente ridursi una delle sue risorse chiave, ovvero, il suolo fertile.

Cementificazione, infrastrutture e urbanizzazione sottraggono terreni produttivi e riducono la capacità naturale di assorbire CO2. Una dinamica che si somma a un’altra criticità strutturale del territorio come quella della disponibilità idrica. In Italia, l’agricoltura utilizza il 55 per cento dell’acqua dolce complessiva, davanti all’industria con il 27 per cento e agli usi civili con il 18 per cento. Tuttavia, il problema principale resta l’efficienza delle reti. Le perdite idriche, infatti, sfiorano il 40 per cento. In una regione come la Puglia, esposta a siccità e ondate di calore sempre più frequenti, questo si traduce inevitabilmente in costi aggiuntivi e minore competitività per le aziende agricole.

A incidere, secondo «Diagram Group», sono soprattutto l’elevata impronta carbonica legata a trasporti ed energia, il consumo di suolo e un sistema agroalimentare ancora troppo dipendente da input chimici e idrici. La risposta, per il gruppo, passa dall’innovazione. Sensori nei campi, irrigazione di precisione, mappe satellitari e macchine connesse possono ridurre il consumo d’acqua fino al 40 per cento e l’uso di agrofarmaci del 20 per cento.

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