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Vertenze a Taranto, i sindacati lanciano un patto contro la crisi: «Anche qui è Italia»

Non è più soltanto una questione di numeri, di Pil o di percentuali sull'occupazione. A Taranto la crisi sta lacerando tessuto sociale e relazioni umane, sta spegnendo la fiducia nel domani. È il grido d’allarme lanciato nel corso dell'attivo unitario. I numeri sono la fotografia reale della crisi: oltre 37mila residenti persi dal 2011 e…
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Non è più soltanto una questione di numeri, di Pil o di percentuali sull’occupazione. A Taranto la crisi sta lacerando tessuto sociale e relazioni umane, sta spegnendo la fiducia nel domani. È il grido d’allarme lanciato nel corso dell’attivo unitario. I numeri sono la fotografia reale della crisi: oltre 37mila residenti persi dal 2011 e un calo stimato di circa mille l’anno.

Una desertificazione demografica che cammina di pari passo con quella industriale. Tante le vertenze, dal porto alla Natuzzi, fino all’ex Ilva. «Lo stabilimento è al collasso, la produzione quasi ferma», denunciano. «L’Ilva è praticamente chiusa, è inutile che ci prendiamo in giro», dice Gennaro Oliva di Uil. «Abbiamo i più alti tassi di disoccupazione e cassa integrazione, non possiamo permettere che ci trascinino nel baratro».

La piattaforma unitaria

Si chiama «Taranto è Italia», il documento di rivendicazioni che contiene una proposta politica e sociale per il Paese. «Siamo davanti a un inverno economico e sociale», spiega Giovanni D’Arcangelo, della Cgil. L’ex Ilva resta la sfida più grande dove Taranto incarna il destino industriale dell’Italia. I sindacati rifiutano il ricatto tra salute e lavoro, chiedendo una presenza dello Stato, garante di una transizione governata, che non lasci indietro i lavoratori ed i familiari di chi ha perso la vita.

La piattaforma guarda anche oltre le ciminiere: si parla di mitilicoltura come patrimonio identitario, di un porto che deve sbloccarsi tra eolico off-shore e ammodernamento delle banchine e di un’agricoltura ancora troppo spesso ostaggio del caporalato. «È tempo di riprogrammare l’economia», sostiene Oliva, avvertendo che le risorse, dal Pnrr al porto, non possono essere spese male. Un concetto ribadito da Antonio Baldassarre di Cisl, che ha richiamato istituzioni e forze sociali a un «Patto di responsabilità» che vada oltre gli slogan. La proposta è chiara: una «costituente» per lo sviluppo che rimetta Taranto al centro dell’agenda nazionale. Perché se cade Taranto, cade l’Italia»

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