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Nuovi direttori generali della Sanità pugliese, Decaro rimescola le carte: le nomine a sorpresa

Nuovi direttori generali della Sanità pugliese, Decaro rimescola le carte: le nomine a sorpresa
Nella fila in alto, da sinistra: Yanko Tedeschi (Policlinico di Foggia), Tommaso Stallone (Oncologico Bari), Michelangelo Armenise (Irccs De Bellis), Vito Bavaro (Asl Taranto). In basso, da sinistra: Gianluca Capochiani (Asl Lecce), Tiziana Di Matteo (Asl Foggia), Alessandro Di Bello (Asl Bat)

La sanità pugliese riparte dai manager, ma soprattutto dai conti. Dopo il buco da 349 milioni di euro che ha travolto il sistema sanitario regionale e costretto la giunta ad aumentare l’Irpef, il governatore Antonio Decaro affida ai nuovi direttori generali il compito più delicato della sua legislatura: evitare un altro disavanzo e riportare sotto controllo aziende finite negli ultimi anni al centro di sprechi, polemiche e tensioni politiche.

Il presidente della Regione ha ufficializzato le nomine per sette delle dieci aziende sanitarie pugliesi al termine di una partita rimasta congelata fino all’ultimo minuto. Tanto che, come ammesso dallo stesso Decaro, i manager individuati non erano stati ancora contattati ufficialmente prima della conferenza stampa. Un segnale della delicatezza politica dell’operazione, arrivata a ridosso delle amministrative e in una fase di massima pressione sulla tenuta del sistema sanitario regionale. Più che una rivoluzione, però, si tratta di un robusto rimpasto interno costruito attorno a figure già inserite nella macchina sanitaria pugliese.

Decaro ha scelto infatti di puntare su profili tecnici considerati affidabili e già rodati, mescolando conferme, promozioni e alcuni innesti esterni. Tiziana Di Matteo lascia la Asl Bat, chiusa con i conti in attivo, e approda alla Asl Foggia, una delle realtà più delicate sul fronte economico e organizzativo. Alla Bat arriva Alessandro Di Bello, manager proveniente da un’azienda sanitaria campana ed ex direttore di InnovaPuglia. Tommaso Stallone viene invece ripescato alla guida dell’Oncologico di Bari dopo l’esperienza al De Bellis di Castellana Grotte. Proprio all’Irccs di Castellana arriva Michelangelo Armenise, finora direttore amministrativo della Asl Foggia. Al Policlinico Riuniti di Foggia va Janko Tedeschi, mentre alla Asl Lecce approda Gianluca Capochiani dal Policlinico di Bari. Profilo tecnico anche per la Asl Taranto con la nomina dell’ingegner Vito Bavaro, dirigente apicale della Regione.

Resta ancora scoperta la casella della Asl Brindisi, dove la nomina sarà formalizzata nelle prossime settimane alla scadenza del mandato dell’attuale direttore generale Maurizio De Nuccio. Ma il vero cambio di paradigma non è nei nomi. È nei contratti. Decaro ha annunciato infatti un nuovo schema di ingaggio con obiettivi “precisi, misurabili e verificabili”, legati non solo ai bilanci ma anche alla governance, all’aggregazione degli acquisti, al controllo delle Sanitaservice, alla gestione patrimoniale e all’implementazione dei servizi informativi. Chi non raggiungerà i target rischierà la decadenza automatica o un pesante taglio dello stipendio.

Il governatore punta anche a creare un coordinamento stabile fra le aziende sanitarie per condividere modelli organizzativi e buone pratiche. Una sorta di cabina di regia interna per evitare che ogni Asl continui a muoversi in ordine sparso. Decaro prova così ad accreditarsi come l’uomo della normalizzazione dopo gli anni del disavanzo fuori controllo. «La sanità non è soltanto conti economici», ha detto il presidente, ricordando però che dietro ogni spreco ci sono risorse sottratte ai pazienti. Ma dall’opposizione arriva una bocciatura durissima.

Fratelli d’Italia parla apertamente di “gattopardismo”, accusando il governatore di aver cambiato tutto “per non cambiare nulla”. Secondo il centrodestra, più che una rivoluzione sarebbe andato in scena un semplice “valzer di poltrone” interno al sistema di potere costruito negli anni attorno alla sanità pugliese. Ed è proprio qui che si giocherà la vera partita politica dei prossimi mesi. Perché ai nuovi manager non verrà chiesto soltanto di tenere in ordine i conti. Ma di dimostrare che il sistema sanitario pugliese può davvero uscire dalla stagione delle emergenze senza restare prigioniero delle stesse logiche che hanno prodotto il maxi buco da 349 milioni.