Da una parte la candidatura ufficiale a «European Capital of Small Retail 2027», il prestigioso riconoscimento europeo dedicato alle città che valorizzano il commercio di vicinato. Dall’altra le serrande abbassate, i locali sfitti e le vecchie botteghe che, una dopo l’altra, cambiano volto trasformandosi in parcheggi privati.
È il paradosso che attraversa Bari, soprattutto nel cuore del centro cittadino, dove la crisi del piccolo commercio appare sempre più evidente. Passeggiando tra le strade del Murattiano, di Madonnella o nei quartieri storicamente più commerciali, il fenomeno è ormai sotto gli occhi di tutti. Dove un tempo c’erano negozi di abbigliamento, ferramenta, alimentari o piccole attività artigianali oggi compaiono saracinesche anonime dietro le quali trovano spazio auto, scooter e posti riservati.
Una trasformazione silenziosa ma costante, alimentata dalla crescente difficoltà economica dei commercianti e dalla cronica mancanza di parcheggi in città. Molti esercenti parlano di costi diventati insostenibili: affitti elevati, aumento delle bollette, concorrenza dei grandi centri commerciali e soprattutto dell’e-commerce. A tutto questo si aggiungono le difficoltà legate alla viabilità e alla sosta.
Trovare parcheggio nel centro di Bari è spesso un’impresa e così diversi proprietari preferiscono convertire i locali commerciali in garage, considerati più redditizi e meno rischiosi. Una scelta che però modifica profondamente il tessuto urbano. Le luci delle vetrine lasciano spazio a ingressi metallici, il passaggio dei clienti si riduce e alcune strade iniziano lentamente a svuotarsi. Residenti e associazioni di categoria parlano di un progressivo impoverimento sociale oltre che economico.
«Il commercio di prossimità non è solo vendita, ma presidio di sicurezza e vita quotidiana», ripetono da tempo i rappresentanti dei negozianti. Ed è proprio qui che nasce il contrasto più forte con la candidatura europea lanciata dal Comune. Bari punta infatti a diventare simbolo continentale del piccolo commercio, promuovendo la rete delle attività di quartiere e la valorizzazione delle imprese locali. Un obiettivo ambizioso che però si scontra con una realtà fatta di chiusure continue e strade sempre meno animate.
Il rischio, secondo molti commercianti, è che il riconoscimento resti soltanto un’etichetta senza interventi concreti. Le richieste rivolte all’amministrazione comunale riguardano incentivi fiscali, sostegni agli affitti, parcheggi di scambio, maggiore sicurezza e progetti capaci di riportare persone nel centro cittadino. Intanto le serrande continuano ad abbassarsi. E ogni negozio che sparisce lascia dietro di sé non soltanto un locale vuoto, ma un altro pezzo di identità urbana che lentamente si dissolve.
