Ci aspettavamo una grande rivoluzione nella sanità – viste le premesse – fra contratti stringenti, mannaia sulle spese, “commissariamento” degli uffici preposti al controllo e ci troviamo di fronte ad un cambiamento moderato.
È vero che tutti i direttori generali sono stati sostituiti (si vedrà poi per le nomine che ancora dovranno venire), ma alcuni dei nuovi manager che guideranno le Asl e le strutture sanitarie erano già presenti, nello scorso mandato, come direttori generali altrove in Puglia o in altri ruoli dirigenziali. Quindi, si tratta più di un rimescolamento delle carte che di una vera e propria rivoluzione.
Si dirà, ma dove avrebbe dovuto prenderli Decaro i nuovi dg se non dalla sanità? Vero. Però, forse, è mancato il coraggio di osare fino in fondo. Si è scelto personale qualificato. È leggibile una spinta al rinnovamento, ma è mancata la voglia di osare di più. Cosa che ha scatenato le critiche del centrodestra.
Avevamo sognato altro, quando alcune indiscrezioni avevano accennato a valenti professionisti provenienti da altre aree del Paese. Per altro, una strategia già utilizzata dall’ex ministro della Cultura, Dario Franceschini, quando scardinò alle radici le baronie nel mondo museale richiamando professionalità da Francia e Stati Uniti. Non chiedevamo tanto. Anche perchè le eccellenze si pagano e qui gli stipendi sono modesti rispetto al mercato sanitario nazionale.
Altro punto dolente: una sola donna su 7. E qui le eccellenze ci sono in regione, senza andare a cercar fuori, ma i curricula presentati sono stati solo sei. Sulla scia di Franceschini, un cambiamento radicale, forse, sarebbe servito a rimescolare davvero le carte.
