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A Castellaneta la ex Miroglio rinasce con Agromed. Miccolis: «Valorizziamo la frutta del Sud»

Alla guida della società la neo presidente, Lella Miccolis, biologa e nota imprenditrice pugliese attiva nel settore della green economy

A Castellaneta la ex Miroglio rinasce con Agromed. Miccolis: «Valorizziamo la frutta del Sud»

Lì dove un tempo marciavano telai e macchine da cucire, presto saranno in funzione frigoriferi industriali, nastri trasportatori e macchine di packaging per l’agroalimentare. Sulle ceneri della ex Miroglio di Castellaneta, finalmente può decollare il progetto di Agromed, società benefit della Camera di commercio finanziata con fondi pubblici e pensata per valorizzare le produzioni ortofrutticole. La neo presidente, Lella Miccolis, biologa e nota imprenditrice pugliese particolarmente attiva nel settore della green economy, dell’economia circolare e dello sviluppo territoriale, ha già le idee chiare su come far ripartire il progetto, da anni in rampa di lancia.

Agromed è considerata un’eterna incompiuta, come affronta l’incarico?

«Quando si parla di Agromed c’è il timore che il progetto, parcheggiato per tanti anni, resti tale. Ho accettato una sfida che so non essere semplice ma ho idee ambiziose. Mi piace spesso uscire dal perimetro esclusivo delle imprese, anche se il mio primo lavoro è fare l’imprenditrice, con grande orgoglio e dedizione, però è fondamentale vivere altre esperienze e mettersi al servizio del territorio. Se per anni il progetto è stato fermo, anche a causa della compagine sociale eterogenea che la componeva, chi mi ha preceduto alla presidenza degli ultimi due Consigli d’amministrazione (Enzo Cesareo, attuale presidente della Camera di commercio e Alfonso Cavallo, imprenditore agricolo e presidente di Coldiretti Puglia n.d.r.) ha lavorato bene e posto le basi per far ripartire la macchina.

Ho fatto già una prima riunione di insediamento per capire dove sono atterrata ma ci sono affinità con la mia esperienza: mi occupo di fertilizzanti, compost e ho un’azienda di import-export agroalimentare. Agromed avrà un progetto di impostazione industriale senza trascurare la filiera, anzi valorizzandola. Nel Cda sono rappresentate tre importanti associazioni datoriali agricole, Copagri, Cia e Coldiretti e poi ovviamente Camera di commercio e Confindustria. Mi piace pensare che si possa lavorare in simbiosi tra i vari comparti dell’economia».

Qual è l’obiettivo?

«Agromed dispone di una struttura nei capannoni ex Miroglio che vengono concessi gratuitamente dal Comune di Castellaneta. Gli dobbiamo dare valore. C’è un piano industriale per creare una piattaforma di valorizzazione dei prodotti agricoli della zona, ma l’ambizione è diventare un punto di riferimento per il Mediterraneo di prodotti dell’area. Esistono già scambi importanti col Sud del mondo, con cui ci accomuna il clima e quindi si producono colture e prodotti simili. Il rischio, tuttavia, è che i prodotti, se non valorizzati, vengano svenduti. Ci sono regole di mercato, legate al confezionamento, alla trasportabilità, ad esempio, che possono realmente fare la differenza, altrimenti si rischia di perdere valore aggiunto.

La confezione ha grande importanza, il mercato decide perfino pesi e formati, sempre più piccoli perché i nuclei familiari sono composti sempre da un numero minore di persone. C’è da studiare tutta la filiera, da dove il prodotto viene realizzato fino a dove viene consumato. Il packaging aiuta anche la conservazione del prodotto. specie in periodi come questo in cui le temperature si fanno sentire. Useremo materiali sostenibili. Faremo selezione di prodotti tipici, Igt, Igp, Doc, Made in Puglia o nelle altre regioni del Sud e perché no, anche un Grecia, Albania, Tunisia. Castellaneta da questo punto di vista ha una posizione invidiabile, vicina alla Basilicata, al porto di Taranto e all’aeroporto di Grottaglie».

Le risorse ci sono, come si procede e in che tempi?

«Step by step, spero in non più di un anno e mezzo. Ci sono oltre 11 milioni di euro a disposizione. Si parte dall’allestimento di impianti, nastri, bilance e calibri per rifunzionalizzare il sito. Portiamo avanti una clausola sociale di reimpiego di 28 addetti ex Miroglio di cui 5 già lavorano in Agromed. Gli altri li ricollocheremmo se nel frattempo non hanno trovato altra occupazione. Siamo una società di diritto privato con capitale pubblico, quindi rispondiamo ad Anac e Corte dei conti, oltre che al socio. Speriamo tuttavia anche di intercettare fondi regionali. Io credo Agromed sia un progetto strategico che può fare la differenza per le produzioni locali. Anche in casi come i consorzi nati intorno a un marchio Igp, è il caso delle Clementine del Golfo di Taranto, c’è bisogno di lavorare per valorizzare ed è quello che vogliamo fare.