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Case di comunità, in Puglia 78 strutture realizzate i fondi del Pnrr saranno pronte entro giugno

Intanto si cercano le risorse per l’entrata in funzione della nuova rete di assistenza di vicinato che ridurrà gli accessi ai pronto soccorso

Case di comunità, in Puglia 78 strutture realizzate i fondi del Pnrr saranno pronte entro giugno

Il cronometro del Pnrr segna gli ultimi giorni utili e la Regione Puglia accelera per non mancare uno degli obiettivi simbolo della riforma sanitaria. Entro il 30 giugno dovranno entrare in funzione 78 Case di comunità, il nuovo presidio della medicina territoriale chiamato a ridurre gli accessi ai pronto soccorso e ad avvicinare le cure ai cittadini.

Ad oggi, secondo i dati comunicati dalle Asl, 42 strutture sono già pienamente operative, mentre le altre 36 sono nella fase finale di attivazione. Un risultato che consente alla giunta guidata da Antonio Decaro di rivendicare il rispetto dei nuovi target fissati dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, ma che porta con sé un interrogativo destinato a pesare molto più dell’inaugurazione delle strutture: chi pagherà il funzionamento della nuova sanità territoriale? Il progetto, infatti, è cambiato in corsa. Il piano originario prevedeva la realizzazione di 121 Case di comunità, finanziate con 177 milioni di euro del Pnrr.

La revisione del Piano approvata dall’Ecofin, su proposta del Governo italiano, ha però ridotto gli obiettivi nazionali, con una conseguente redistribuzione tra le Regioni. Per la Puglia il traguardo è così sceso a 78 strutture, che dovranno essere operative entro la fine del mese. Le Case di comunità rappresentano il cardine della riforma dell’assistenza territoriale nata dopo l’emergenza Covid.

L’obiettivo è ribaltare il modello sanitario tradizionale, spostando il baricentro dagli ospedali al territorio. Qui i cittadini dovranno trovare medici di medicina generale, infermieri di famiglia, specialisti ambulatoriali, servizi diagnostici e percorsi dedicati ai pazienti cronici e fragili. La rete sarà organizzata su due livelli. Le «Case Hub» saranno i poli principali, con l’offerta sanitaria più completa. Le «Spoke», invece, garantiranno servizi di prossimità nei territori più periferici, operando in collegamento con gli Hub. Sul piano territoriale è la provincia di Foggia a guidare la classifica con 19 Case di comunità già operative (3 Hub e 16 Spoke), seguita da Lecce con 16 (3 Hub e 13 Spoke). La Bat conta quattro strutture attive, mentre Taranto è ferma a tre, tutte Spoke. Entro il 30 giugno entreranno in funzione anche le restanti 36 sedi, comprese nove nella provincia di Bari e tre nel Brindisino.

Dal punto di vista politico, la Regione potrà presentarsi all’appuntamento con Bruxelles sostenendo di aver rispettato gli impegni previsti dal nuovo Pnrr. Ma il vero banco di prova inizierà dopo le inaugurazioni. Perché il Pnrr finanzia muri, cantieri e attrezzature, non il personale né la gestione quotidiana. Per far funzionare davvero le «Case di comunità» serviranno medici di famiglia, infermieri, specialisti, operatori amministrativi e risorse economiche stabili.

Ed è proprio qui che si apre la contraddizione più evidente. La sanità pugliese arriva a questo appuntamento con un buco di bilancio di circa 350 milioni di euro, che ha costretto la Regione ad aumentare l’addizionale Irpef per recuperare 241 milioni e riportare in equilibrio i conti. Una manovra pesante per cittadini e imprese, resa necessaria dall’aumento della spesa sanitaria e dall’insufficienza dei finanziamenti statali. È questo il vero nodo della riforma. Le Case di comunità possono rappresentare la più grande rivoluzione della sanità territoriale degli ultimi decenni, ma rischiano di diventare anche il simbolo di una promessa incompiuta. Aprire le porte è relativamente semplice. Tenerle aperte, con personale sufficiente e servizi realmente funzionanti, sarà la sfida decisiva. Perché senza nuove risorse e senza un rafforzamento degli organici, il rischio è che le strutture finanziate dall’Europa restino cattedrali moderne, mentre i cittadini continueranno a bussare alle porte degli ospedali.