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Puglia, la corsa alle case di comunità che rischiano di essere cattedrali nel deserto

Puglia, la corsa alle case di comunità che rischiano di essere cattedrali nel deserto

Case e ospedali di comunità da completare entro le scadenze del Pnrr di fine giugno, ma con il rischio concreto di trasformarsi in cattedrali sanitarie senza personale e senza coperture economiche. È la grande contraddizione che attraversa la sanità pugliese mentre il conto alla rovescia verso il 2026 entra nella fase decisiva. Da un lato la corsa ai cantieri, dall’altro l’allarme lanciato dal presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro: le strutture si possono costruire, molto più difficile sarà mantenerle in funzione. Il governatore lo ha detto chiaramente intervenendo al convegno «L’Italia del Pnrr».

«Non credo che i bilanci delle Regioni riusciranno a mantenere lo stesso standard sulla sanità», ha avvertito, spiegando che il vero problema non riguarda più soltanto le opere murarie finanziate dall’Europa, ma le spese necessarie per far vivere le nuove strutture territoriali. «Viene finanziata l’assistenza domiciliare integrata, ma non ci sono le risorse per animare le Case di Comunità», ha aggiunto Decaro. «Servono medici di medicina generale, specialisti, infermieri, personale amministrativo e nuove dotazioni. Questo diventerà un problema nel momento in cui le Regioni devono fronteggiare costi della sanità che aumentano mentre le risorse del Governo non aumentano in parallelo con questi costi». Parole che fotografano tutta la fragilità della rivoluzione sanitaria targata Pnrr.

Perché il piano europeo finanzia soprattutto edifici, tecnologie e ristrutturazioni, ma non garantisce automaticamente le risorse strutturali necessarie a tenere in piedi il nuovo modello sanitario territoriale. Eppure la macchina del Pnrr in Puglia continua a correre. Secondo i dati regionali, il piano prevede complessivamente 121 Case di Comunità e 38 Ospedali di Comunità finanziati con oltre 256 milioni di euro. La Regione sostiene che gli interventi siano «in linea con la pianificazione», ma il cronoprogramma resta strettissimo e non mancano polemiche sui ritardi e sulla reale capacità di rispettare tutte le milestone europee. A fine 2025 risultavano avviati lavori in 105 Case di comunità su 121 e in 28 Ospedali di comunità su 38. Ma il quadro reale resta più complesso. Secondo il monitoraggio Agenas aggiornato al 31 dicembre scorso, in Puglia erano operative con almeno un servizio attivo appena tre Case di comunità e sette Ospedali di comunità, per un totale di 92 posti letto funzionanti.

Numeri contestati dalla Regione, che accusa Agenas di non considerare le strutture in fase avanzata di realizzazione o già affidate. La sensazione, però, è che il vero nodo non sia più soltanto edilizio. Emblematico il caso della Casa di comunità di Mottola, praticamente pronta da mesi ma ancora non operativa per la carenza di medici e infermieri. Un paradosso che rischia di ripetersi in tutta la regione proprio mentre il sistema sanitario pugliese combatte con un disavanzo da circa 350 milioni di euro, tagli di bilancio e aumento dell’Irpef. Non a caso la Regione ha istituito una task force con Asset per monitorare cantiere per cantiere lo stato di avanzamento delle opere e scongiurare il rischio di perdere i fondi europei. Ma il problema politico ormai è evidente: il Pnrr rischia di consegnare alla Puglia decine di strutture nuove senza garantire le risorse necessarie per farle funzionare davvero. La vera partita sarà evitare che restino scatole moderne, ma semivuote.