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Emergenza caldo, città pugliesi bollenti: urbanistica da ridisegnare imitando le capitali europee

Emergenza caldo, città pugliesi bollenti: urbanistica da ridisegnare imitando le capitali europee

Milano ha adottato il piano «Foresta Mi» per piantare 3 milioni di alberi entro il 2030, Parigi ha trasformato i cortili scolastici in «oasi» verdi accessibili a tutti, Rotterdam ha incentivato la costruzione di tetti verdi e blu per accumulare acqua e raffreddare gli edifici, Murcia ha convertito diverse strade e aree asfaltate con materiali di colore chiaro e riflettente per evitare l’accumulo di calore nelle ore centrali della giornata, Medellin ha realizzato corridoi verdi che hanno permesso di abbassare le temperature cittadine di circa 2-3° C.
I cambiamenti climatici e l’innalzamento delle temperature medie stanno costringendo le amministrazioni pubbliche a rivedere l’urbanistica delle città ma anche i metodi stessi di costruzione.

Ad esempio utilizzando vernici ad alta riflettanza (cool roof) sui tetti e pavimentazioni drenanti o di colore chiaro negli spazi aperti per evitare l’accumulo di calore tipico dell’asfalto scuro. E poi, inutile dirlo, è fondamentale «riconnettersi» con il verde e l’acqua, integrando alberi con ampie chiome e siepi con fontane, laghetti urbani, vasche di accumulo e sistemi di nebulizzazione che sfruttano il raffreddamento evaporativo.

In Puglia siamo all’anno zero o quasi. Tra i dati negativi della nostra regione spicca la media di 15,8 alberi ogni 100 abitanti, tra le più basse a livello nazionale (quella italiana è di 24). Il fenomeno dell’isola di calore (o Uhi, Urban Healt Island) è dovuto a un complesso di fattori: larga prevalenza di superfici impermeabilizzate che impediscono l’evapotraspirazione dei suoli, tombamento dei corpi idrici, assenza di verde, presenza di superfici e materiali che assorbono e restituiscono calore nell’atmosfera, effetto canyon lungo le strade urbane che impedisce il passaggio del vento e la dispersione del calore. Fenomeni studiati da tempo e che hanno permesso di dimostrare scientificamente come superfici drenanti e copertura vegetale siano i principali fattori di mitigazione. Condizioni tuttavia che difficilmente troviamo nelle nostre città.

Cosa si può fare quindi? La strada ce la indica l’Europa con la Nrl, Nature Restoration Law, entrata in vigore nel 2024: prevede che gli stati membri elaborino un Piano nazionale di ripristino, attualmente in fase di redazione da parte di Ispra, che in estrema sintesi contempla che non vi sia più alcuna perdita di spazi verdi urbani e di copertura arborea, ma anzi una loro progressiva crescita. Vanno ripristinati almeno il 20% degli ecosistemi terrestri e marini degradati entro il 2030. Per le città italiane, la legge prevede anche l’obbligo di raggiungere una copertura arborea di almeno il 10% in ogni area urbana entro il 2030. E’ una fase cruciale ma anche un treno da non perdere per ridisegnare le nostre città all’insegna dell’urbanistica verde.