L’autonomia differenziata entra nel vivo dell’esame parlamentare, ma il percorso resta disseminato di incognite. Dopo il primo via libera del Senato, le quattro pre-intese approdano alla Camera senza che siano ancora sciolti i nodi più delicati: dalle coperture finanziarie ai Livelli essenziali delle prestazioni, fino ai tempi di attuazione. Il Parlamento è chiamato a pronunciarsi su un impianto che rinvia molti degli aspetti decisivi ai passaggi successivi, trasformando il voto di queste ore più in un via libera politico che nel definitivo semaforo verde alla riforma. È proprio questa la principale criticità dell’iter.
Se Montecitorio approverà le risoluzioni già licenziate dal Senato, Palazzo Chigi potrà sottoscrivere le intese definitive con Veneto, Lombardia, Piemonte e Liguria. Ma la partita sarà tutt’altro che chiusa. Entro 45 giorni il Governo dovrà infatti trasformare ciascun accordo in un disegno di legge da riportare nuovamente davanti alle Camere, che dovranno approvarlo a maggioranza assoluta. Un doppio passaggio che rende il percorso ancora lungo e politicamente accidentato. Non a caso il ministro Roberto Calderoli continua a definirlo una «via crucis». «È quasi una salita al Golgota, ma io non mi fermo», ha detto il titolare degli Affari regionali, consapevole che la fase più difficile potrebbe arrivare proprio dopo il voto della Camera.
Le quattro pre-intese presentano una struttura pressoché identica. Veneto, Lombardia, Piemonte e Liguria chiedono le stesse competenze – dalla tutela della salute alla protezione civile, dalle professioni alla previdenza complementare fino al coordinamento della finanza pubblica – con testi quasi sovrapponibili. Un elemento che alimenta le critiche delle opposizioni, secondo cui una riforma nata per valorizzare le peculiarità territoriali finisce per proporre un modello uniforme. Ma il vero nodo resta quello economico. Le nuove competenze vengono richieste oggi, mentre i meccanismi finanziari saranno definiti solo in una fase successiva. Il Parlamento, in sostanza, è chiamato a dare il via libera al principio dell’autonomia senza conoscere ancora nel dettaglio come saranno finanziate le funzioni trasferite e quali effetti produrranno sui bilanci regionali. Le perplessità emergono con forza soprattutto nel caso del Piemonte.
La Regione guidata da Alberto Cirio, pur sedendo al tavolo delle quattro capofila dell’autonomia, presenta un pesante disavanzo sanitario. Italia Viva, con Enrico Borghi e Silvia Fregolent, ha chiesto di chiarire con quali risorse intenda sostenere le nuove competenze. Dubbi che si aggiungono a quelli già espressi dall’Ufficio parlamentare di bilancio, che nelle audizioni ha richiamato l’attenzione sulle incertezze dell’impianto finanziario delle pre-intese. A complicare ulteriormente il quadro c’è il fattore tempo. Dopo la Camera serviranno le firme definitive, i disegni di legge, un nuovo doppio voto parlamentare e l’intreccio con la legge di Bilancio. Se la legislatura dovesse interrompersi con elezioni anticipate nel 2027, il rischio di uno stop diventerebbe concreto. Ma il segnale sarà utile alla campagna elettorale della Lega in crisi di consensi.
