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Autonomia differenziata, Decaro chiama a raccolta la politica: il centrodestra lo accusa di fare propaganda

Per Decaro la posta in gioco è altissima: «Discutiamo del rischio concreto di creare un divario difficilmente colmabile tra Nord e Sud»

Autonomia differenziata, Decaro chiama a raccolta la politica: il centrodestra lo accusa di fare propaganda

Antonio Decaro prova a fare della Puglia il baricentro della nuova offensiva contro l’autonomia differenziata, ma per ora il suo appello cade nel vuoto. L’invito rivolto ai parlamentari e ai consiglieri regionali del Mezzogiorno, compresi quelli del centrodestra, a costruire un fronte comune contro le pre-intese siglate dal Governo con Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria non ha prodotto il risultato sperato. Nessuna adesione significativa dalla maggioranza che sostiene l’esecutivo Meloni. Il governatore pugliese, almeno sul piano politico, resta isolato nella sua battaglia contro quella che definisce una «secessione mascherata».

Per Decaro la posta in gioco è altissima. «Non stiamo discutendo di una semplice riforma, ma del rischio concreto di creare un divario difficilmente colmabile tra Nord e Sud», avverte. Il terreno dello scontro è soprattutto la sanità, una delle materie che le quattro Regioni chiedono di gestire con maggiori poteri. Le pre-intese consentirebbero infatti alle Regioni di intervenire sulle tariffe dei rimborsi agli ospedali, sulla contrattazione dei medici, con la possibilità di riconoscere compensi più elevati rispetto al contratto nazionale, sulla programmazione degli investimenti sanitari e sulla gestione dei fondi integrativi. Per il presidente della Regione Puglia il rischio è evidente: «Si aprirebbe un’emorragia di medici e di pazienti verso le regioni più ricche, aumentando ancora la mobilità passiva e rendendo sempre più difficile garantire gli stessi diritti ai cittadini del Sud».

Una prospettiva che, secondo Decaro, riporta il Paese indietro, nonostante la sentenza della Corte costituzionale del novembre 2024, che aveva già demolito parti rilevanti della legge Calderoli, in particolare sul nodo dei Livelli essenziali delle prestazioni, ribadendo che l’autonomia non può compromettere il principio di uguaglianza tra i cittadini. Per questo il governatore annuncia una nuova offensiva giudiziaria. «Faremo ricorso alla Corte costituzionale e spero che lo facciano anche tutte le altre Regioni del Mezzogiorno», rilancia, tentando di costruire un asse meridionale che finora non è decollato.

Il centrosinistra pugliese si schiera compatto al suo fianco. I gruppi di maggioranza parlano di «un finanziamento a senso unico dal Sud verso il Nord», mentre il segretario regionale del Pd, Domenico De Santis, definisce le pre-intese «una controriforma che spacca l’Italia» e annuncia una mozione unitaria del Consiglio regionale per chiedere il ritiro degli accordi. Il coordinatore pugliese di Forza Italia, Mauro D’Attis, va oltre e accusa Decaro di utilizzare questa battaglia come diversivo politico: «Si parla di autonomia per distogliere l’attenzione dei pugliesi dall’aumento dell’Irpef deciso per coprire il pesante disavanzo della sanità regionale». Lo scontro si sposta così su un doppio binario. Da una parte la battaglia politica di Decaro, che prova a trasformare la difesa del Mezzogiorno in una mobilitazione nazionale ma, almeno per ora, senza rompere il muro del centrodestra. Dall’altra quella giuridica, destinata con ogni probabilità a tornare davanti alla Consulta.